Alimentazione consapevole


La dieta italiana

La nostra tradizione culinaria segue piccole semplici regole proposte dalla Piramide alimentare, che, attraverso una chiara rappresentazione grafica, educa al consumo giornaliero e settimanale di alimenti a base di cereali, frutta e verdura, proteine, oli e grassi, così da prevedere e garantire una copertura sotto l’aspetto energetico e nutriente, efficiente per prevenire stati patologici legati ad una alimentazione scorretta. Non solo, le linee guida italiane, si basano sui riferimenti LARN proposti dalla SINU (aggiornamento settembre 2012) che permettono ai nutrizionisti che abbracciano la nostra cultura culinaria, di elaborare regimi alimentari abbastanza bilanciati e, gli stessi software usati nella pratica professionale utilizzano le linee guida della dieta Mediterranea.

La dieta consapevole

Nella pratica clinica diventa sempre più consueto, per le ragioni sopra esposte, elaborare regimi dietetici basati quasi esclusivamente su conteggio calorico e nutrizionale senza, spesso, tenere conto dell’origine dell’alimento e dell’effettivo contenuto in sostanza bioattive. Questo perché, non sempre si riesce ad unire le competenze medico scientifiche a quelle tecnologiche, agricole e legislative, un po’ per la diversificazione dei piani di studio (vedesi la Medicina e la Biologia), un po’ per la tipologia di esperienza professionale, e pertanto, sempre più spesso, diventa difficoltoso unire la nutrizione, all’alimentazione, alla salvaguardia ambientale e alla tutela agronomica.
Partendo da un discorso più generico, spesso il nutrizionista clinico, non rende sufficiente importanza all’aspetto alimentare, inteso soprattutto come mezzo attraverso cui il futuro della salute dell’uomo si fonde a partire da modelli di sostenibilità ambientale, il cui utilizzo si basa su prodotti genuini, la cui origine, coltivazione, produzione, segua percorsi di salubrità e tecniche agronomiche che ricordano i vecchi metodi tradizionali. Opportuno aggiungere che, la giusta alimentazione, se non vista in quest’ottica, potrebbe quasi non esistere: il cibo, il suo valore nutrizionale, il contenuto di molecole bioattive è fortemente legato alla tipicità delle colture, e soprattutto alle produzioni specifiche di una determinata zona di origine. L’origine del prodotto non è da considerarsi l’unico mezzo attraverso cui bisogna far passare il concetto di salubrità/salute, bensì, è solo alla base di una piramide molto più complessa, alla quale, gradino, dopo gradino si aggiungono altri parametri che non devono essere trascurati, quali la produzione, la conservazione, la trasformazione, la preparazione ed infine il proporzionamento dei prodotti nel piatto. Questo significa che chi vuole imparare a nutrirsi in modo sano non deve valutare solo il proporzionamento di un alimento nel piatto, quanto, tutto il percorso che questo alimento ha fatto prima di arrivare sulla tavola.

Ciò nonostante importante sottolineare come, prodotti biologici, di cui è conosciuta l’origine del seme e le tecniche agronomiche, coltivati in specifiche aree geografiche, mostrino, non solo caratteristiche chimico fisiche peculiari (consistenza, colore, sapore) quanto rapporti in termini di nutrienti, superiori rispetto agli stessi prodotti coltivati con un’agricoltura di tipo convenzionale (Aimee Hafla et al.2013, Randi Seljåsen et al 2013) .

Parlando di nutrienti, è oramai assodato, dalla comunità scientifica che a svolgere azione salutistica, sono specifiche molecole, principalmente metaboliti secondari, definite bioattive che, se consumate regolarmente nella dieta possono rappresentare una prima linea di difesa modulando varie funzioni dell’organismo tanto da essere definite “funzionali”.

L’Institute of Medicine’s Food and Nutrition Board definisce funzionale “qualsiasi alimento o ingrediente che possa conferire un beneficio alla salute al di là del suo valore tradizionale“.

In natura, possiamo parlare di alimento funzionale, quando, il prodotto segua un percorso produttivo tracciabile, salutare e di idoneo stoccaggio. Pertanto, è necessario che alla base di una adeguata alimentazione, soprattutto se destinata a soggetti con patologie metaboliche, neurodegenerative, oncologiche ed autoimmuni, vi sia una materia prima che risponda a specifici requisiti legislativi, nutrizionali e “funzionali”.

  • Aimee Hafla et al.2013, Feed efficiency and fertility in bulls Posted on March 19, 2013 by editor Take-home message: Residual feed intake (RFI) is not phenotypically associated with scrotum circumference (SC) or sperm motility, but is weakly associated with sperm morphology. Journal of Animal Science: HAFLA et al. (2012).
  • Randi Selj°asen, Hanne L Kristensen, Charlotte Lauridsen, Gabriela S Wyss, Ursula Kretzschmar, In `es Birlouez-Aragonee and Johannes Kahlf Quality of carrots as affected by pre- and postharvest factors and processing, 2013.