Polonio 210 nelle sigarette: veramente nessuno sapeva?
Il fumo nuoce gravemente alla salute.
Il fumo uccide. Il fumo nuoce all’apparato riproduttivo femminile e riduce la fertilità. Il fumo aumenta il rischio di ictus cerebrale (fino a venti volte nelle donne che usano contraccettivi orali). Il fumo aumenta le rughe del viso. Il fumo aumenta la frequenza cardiaca e il rischio d'infarto. Il fumo provoca cancro ai polmoni.
Nonostante le esortazioni ad abbandonare le sigarette, gli incalliti fumatori, non si rassegnano all'idea di rinunciare al piacere di un tiro.
Che il fumo faccia male, non è una novità e, la vasta bibliografia reperibile sulla rete ne dimostra la concretezza, purtroppo non ancora supportata da studi che chiariscano definitivamente i meccanismi carcinogenici con cui il fumo danneggia le cellule.
Non conosciamo i meccanismi di azione, ma sappiamo che il fumo di tabacco uccide. Sappiamo che il fumo è costituito da una miscela in fase fase gassosa (95%) e da una corpuscolata (5%), e che quest'ultima è rappresentata quasi totalmente da catrame, escluso acqua e nicotina. Studi non recentissimi dimostrano anche l'esistenza di innumerevoli particelle altamente carcinogeniche come gli idrocarburi aromatici policiclici, il 4-(methylnitrosamino)-1-(3-pyridyl)-1-butanone (NNK), il 2-naftilammina, il 4-amminobifenile, l'arsenico e il cromo, e, a quanto pare adesso anche il polonio 210, che regolarmente inspiriamo con il fumo attivo e passivo.
Apparentemente soprendente è la scoperta dell'equipe di ricerca guidata da Monique Muggli, della Mayo Clinic nel Minnesota, che ha dato il via all'ovvio allarmismo mediatico mondiale, dimostrando che nelle sigarette è contenuto anche il polonio 210. 
Di questa sostanza radioattiva se ne è parlato tantissimo, nel novembre del 2006 quando la notizia dell'assassinio dell'ex agente del KGB, Alexander Litvinenko avvenuta in un sushi bar di Londra, attraverso una sostanza chimica altamente radioattiva, paralizzò mezzo mondo, compresa l'Italia. Molti ricorderanno la notizia delle tracce di polonio 210 rinvenute in alcuni aerei della British Airways e ciò portava a credere che anche nella nostra nazione ci sarebbero potuti essere casi di contaminazione, successivamente smentita dall'ENAC (Ente nazionale per l'aviazione civile). Infatti, secondo l'Ente, da informazioni acquisite dalla British Airways, i volivoli della compagnia aerea inglese soggetti a rischio contaminazione da polonio 210, non operavano voli da e per l'Italia.
A distanza di quasi due anni, quando l'Italia aveva oramai dimenticato l'episodio Litvinenko e Scaramella ed il rischio di contaminazione radioattiva era svanito, scopriamo che il polonio ce lo abbiamo addirittura in casa. E da anni!
I dati elaborati e realizzati dall'equipe, ottenuti analizzando oltre 1.500 documenti interni delle compagnie del tabacco, verranno pubblicati nell'edizione di settembre dell'American Journal of Public Health e, dimostreranno come le industrie produttrici di sigarette abbiano tentato per anni di eliminare il polonio presente sia nelle foglie che nella struttura chimica del tabacco, dai loro prodotti e, che nonostante gli scienziati ingaggiati, l'impresa non sia andata a buon fine.
Tuttavia mi preme informare chi non fosse a conoscenza della realtà, che seppure le multinazionali oggi sotto accusa, non abbiano esplicitamente pubblicato la 'ricetta tossica' del tabacco, diversi studi, vecchi di 40 anni, già parlavano e dimostravano l'esistenza del polonio 210 nelle sigarette (1, 2, 3, 5, 7, 8, 11, 12, 13, 14, 15). Quindi non siamo sicuramente davanti una esclusiva novità!
Certamente ripubblicando un lavoro sull'esistenza della radioattività del fumo di sigarette, viene nuovamente colpita la sensibilità di un consumatore oggi forse più attento di ieri alle problematiche salutistiche e anche più 'tecnologicamente avanzato' in grado di informarsi ed aggionarsi costantemente e capace di discernere la verità dalla menzogna.
Del polonio sappiamo diverse cose, perché facilmente reperibili sulla rete, tipo che è un elemento tossico, altamente radioattivo e pericoloso da manipolare, persino in quantitativi piccolissime. Sappiamo che è un emettitore di particelle alfa che viaggiano nell'aria e che nonostante siano facilmente schermabili, la loro dannosità quando entrano in contatto con i tessuti viventi è allucinante. Basti pensare che il polonio 210 è in grado di bruciare le cellule, in termine tecnico 'vanno in necrosi', e succede ad una velocità così alta che l'organismo non è in grado di "rimpiazzare" in tempi brevi, la grande quantità di cellule distrutte.
Quello che però pochi ancora sanno è come il polonio finisca nel tabacco.
Diversi studi indicano che la principale fonte di Po-210, sia il fertilizzante utilizzato in tabacchicoltura, contenente polifosfati ricchi di radio (Ra-226) da cui si origina il radon (Rn-222) che nell'atmosfera decade in parte a piombo-210 (Pb-210), in parte a Po-210.
Tramite peli che rivestono la superficie delle foglie e delle parti verdi della pianta, il Pb-210 viene concentrato nella foglia di tabacco. Con la combustione della sigaretta si raggiungono temperature di 800- 900 °C, per cui, il Po 210, passa allo stato gassoso originando fumo 'radioattivo' che si deposita nell'apparato broncopolmonare.
Monique Muggli, ha scoperto che fra i documenti interni di una multinazionale del tabacco ne è stato trovato uno di 30 anni fa che sottolinea come la pubblicazione di questo genere di ricerche, "avrebbe l'effetto di svegliare il gigante che dorme".
I documenti della Philip Morris e la maggior parte delle relazioni interne - sottolinea Monique Muggli - non sono mai stati pubblicati, e gli scienziati dell'azienda hanno pubblicato articoli a favore dell'industria per contrastare l'aumento di consapevolezza che il pubblico ha sui danni del Polonio.
La Muggli ha altresì spiegato che "le società provano continuamente ad oscurare le polemiche sulla salute, e per il Polonio hanno mantenuto la linea del silenzio".
Ma ricordiamo che non è precisamente così. Se tutti imparassero ad usare correttamente i motori di ricerca e le autorevoli fonti, si riuscirebbe a sapere oggi ciò che domani risulterà una scoperta.
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e tanti tanti altri... basta dare un'occhiata su PubMed




