Verdura o veldula? …dialettica o contraffazione cinese?


Dopo il settore tessile, anche il comparto alimentare soffre le opere di contraffazione da parte della Cina!
Forse, voi amanti della “cucina cinese”, neanche immaginate la quantità di notifiche che il Paese della “Grande Muraglia” ha ricevuto e continua a ricevere dalla Comunità Europea per l’esportazione di alimenti contaminati, ad esempio, da micotossine e da salmonella che, come è ben noto, sono tra le principali cause di patologie a carico dell’apparato gastro-intestinale (e non solo). Senza dimenticare anche la quantità di prodotti alimentari contenenti additivi e coloranti che, sulla base dei rapporti tossicologici stilati annualmente, sono oramai fuori legge nel nostro Paese.

Cosa c’entra la “cucina cinese” con l’economia cinese? C’entra! E pure molto! Basti pensare ad una semplice contraddizione … avete mai visto servire prodotti caseari in un ristorante cinese? Mai! E lo sapete perché? Perché in Cina esiste una quasi assoluta intolleranza al lattosio (oltre alle bevande alcoliche … ma questa è un’altra storia!) e quindi, nel rispetto della tradizione anti-casearia, certamente non mangeremo accanto a riso bianco, gamberetti, melanzane, tofu fermentato, verdure fritte, anatra vegetariana, carne e germogli di bambù anche del buon Parmigiano Reggiano o della Mozzarella di Bufala Campana. Ovviamente questo basterebbe per porre la Cina in una posizione tutt’altro che privilegiata negli scambi commerciali riguardanti prodotti a base di latte! Eppure la Cina è riuscita ad aprirsi, in tal senso, uno scorcio di mercato, in particolare nella produzione del latte in polvere. Ma lo sapevate che ci sono stati casi di neonati morti per calcoli renali dovuti al consumo di latte in polvere contaminato dalla melamina? La melamina, per dover di cronaca, è praticamente un composto presente nella plastica, nei fertilizzanti e nei prodotti di pulizia.
Quasi il 15% dei prodotti alimentari bloccati alla dogana hanno provenienza cinese! Tali prodotti, oltre a pericoli di natura microbiologica, nascondono anche altre insidie. Metalli pesanti (in particolare cromo), ammine aromatiche, ftalati, adipati, residui di farmaci e fitosanitari vanno per la maggiore.

Alla faccia della sicurezza alimentare
In Cina c’è stato un aumento del 30%, rispetto al 2007, di casi di morti per avvelenamento da consumo di cibo “irregolare”.

Aspettiamoci un caso “tomato”
Nell’ultimo biennio risultano quasi triplicate le importazioni di pomodoro concentrato dalla Cina, per un quantitativo che equivale a circa un quarto dell'intera produzione di pomodoro coltivata in Italia. Se si pensa che il pomodoro in scatola è spesso e volentieri accompagnata da taluni condimenti, aspettiamoci anche l’arrivo di aglio, prezzemolo, funghi cinesi e quindi di ulteriori casi di rischi per la salute umana.

Dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei…!
Occorre immediatamente estendere l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per favorire i controlli, permettere l'immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini. Questo è un obiettivo perseguibile anche grazie all’introduzione, speriamo, di vincoli commerciali nei confronti di Paesi con “precedenti” ad alto rischio per la salute di noi poveri consumatori.

Preferire una maglia da 5 € “made in China” rispetto ad una maglia da 50 € “by Versace” è lecito!
“Costringere” poveri consumatori ad acquistare il “cagnello” al posto del più pregiato e costoso agnello è reato!