L’UE regolamenta i vini comunitari: il via alle miscele
Quante volte, durante le innumerevoli cene che vedono il vino come protagonista delle nostre tavole, è formulata, dai commensali, una domanda subdola, inquisitoria, precisa ed inesorabile, che richiede una risposta altrettanto precisa ed inesorabile: “Ma secondo te è meglio il vino italiano o quello francese?”.
A questa domanda non si può rispondere o, per lo meno, non si possono dare certezze, se non prima aver degustato…
Una cosa è certa, con la vendemmia 2008 è previsto un nuovo sorpasso dell’Italia nei confronti della Francia, almeno in termini quantitativi. Questo dato purtroppo è però influenzato anche dalla possibilità, che i viticoltori italiani, vedono nell’importazione di vino sfuso a basso costo da altri paesi comunitari dopo che l’Unione
Europea ha aperto le porte, con un regolamento normativo, ai “miscugli” provenienti da terre straniere. È facile prevedere, infatti, come questa impennata nelle produzioni vinicole siano imputabile al potenziale affare che i produttori italiani stanno realizzando. Le maggiori perplessità nascono nel momento in cui la regolamentazione nell’utilizzo di questi vini passa attraverso l’etichettatura degli stessi con la dicitura generica di “vino comunitario” che potrà essere utilizzata, non è difficile immaginarlo, per camuffare sotto noti marchi aziendali italiani vini provenienti in realtà, in tutto o in parte, da altri paesi dell'Unione.
Ma allora dove va finire la qualità?
La risposta è molto semplice o meglio datela un po’ voi! Se, come previsto dalla recente riforma europea, sarà possibile importare vino sfuso a basso costo da altri paesi, meno propensi alla produzione enologica, per miscelarlo a quello nazionale per poi
venderlo sotto marchi aziendali “Made in Italy” e magari riportando, con grande evidenza in etichetta, anche il nome del vitigno che richiama produzioni territoriali di fama mondiale…chi andrà a guadagnarci? Beh, anche in questo caso non sarà difficile immaginarlo: i produttori italiani sosterranno costi minori acquistando vini “bastardi” comunitari, i produttori stranieri guadagneranno la “fama congiunta” sfruttando quindi il made in Italy per incrementare in maniera smisurata le vendite di vini che, altrimenti, non acquisterà mai nessuno! Come al solito quelli che ci rimettono sono sempre i consumatori con prodotti sempre più scadenti e spese che però, stranamente, rimangono inalterate!
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