Hai mai sentito parlare di dismorfismo corporeo?
La natura ha delle perfezioni per dimostrare che essa è l'immagine di Dio e ha di difetti per dimostrare che è solo un'immagine, diceva Pascal.
Il disturbo di Dismorfismo Corporeo si colloca su un continuum che include da un lato le normali preoccupazioni per il proprio aspetto fisico e dall'altro i deliri somatici. Anche se la maggior parte delle persone non è contenta di almeno qualche aspetto del proprio corpo, la diagnosi di Disturbo di Dismorfismo Corporeo viene riservata a quei soggetti che presentano grave compromissione o disagio a causa della loro insoddisfazione.
Noi psicologi, generalmente ci atteniamo ai criteri stabiliti nel DSM-IV-TR, secondo cui questo disturbo è caratterizzato da:
- Preoccupazione per un supposto difetto nell'aspetto fisico. Se è presente una piccola anomalia, l'importanza che la persona le dà è di gran lunga eccessiva;
- La preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti;
- La preoccupazione non risulta meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale (l'insoddisfazione riguardante la forma e le misure corporee nell'Anoressia Nervosa).
I difetti maggiormente lamentati sono in relazione a tratti del viso, in particolare il naso le rughe, macchie della pelle o peluria.
Inoltre sono sempre più frequenti le insoddisfazioni per le dimensioni del seno nelle donne e del pene per gli uomini. La persona, convinta di avere "qualcosa di brutto" passa molto tempo a specchiarsi, ad osservare la parte incriminata, a fare confronti, provando crescente insoddisfazione.
I soggetti affetti da Disturbo di Dismorfismo corporeo evitano spesso di parlare dei propri difetti, sperimentando un grave disagio per la loro supposta deformità, descrivendo le loro preoccupazioni come tormentose, dolorose o devastanti. Possono pensare al loro difetto per molte ore al giorno al punto tale che questi pensieri possono dominare la loro vita. Sentimenti di vergogna possono portare all'evitamento sociale in genere o delle situazioni temute. Sono, inoltre, frequenti comportamenti di pulizia, controllo e cura eccessiva attuate al fine di diminuire l'ansia, ma che finiscono per potenziarla ed aumentare le preoccupazioni.
Sempre più spesso, quindi, ci si rivolge a chirurghi estetici per migliorare il proprio aspetto ed addolcire quella parte di sè che rende "brutti", in quanto questi pazienti, in genere con problemi di insicurezza, sono convinti che risolvendo il difetto fisico risolveranno anche tutti i loro problemi di vita, in particolare quelli relazionali. Il rischio è quello di sottoporsi ad interventi inutili, costosi, dannosi per la salute che, per giunta, nella maggior parte dei casi, non portano al risultato sperato.
Il disturbo si manifesta in particolare nell'età adolescenziale, momento in cui il corpo sembra essere alla base della maggior parte dei conflitti. La trasformazione morfologica legata alla pubertà, l'irrompere della maturità sessuale con lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari costringono l'adolescente a dover ristrutturare in tempi brevi la sua immagine corporea.
Sul trattamento di questo disturbo sono state condotte poche indagini sistematiche e gli studi controllati che erano stati iniziati non sono stati completati. I dati disponibili sono stati ottenuti retrospettivamente o da studi in aperto. I tentativi di rassicurare i
soggetti affetti da questo disturbo che il loro difetto è lieve o non esiste affatto solitamente non sono efficaci.
Sembra che gli inibitori del reuptake della serotonina siano utili nel trattamento del disturbo di Dismorfismo Corporeo. Un trattamento adeguato spesso richiede una durata relativamente lunga e una dose più elevata di questi inibitori rispetto a quanto necessitano i soggetti depressi. Anche le strategie cognitivo-comportamentali (ad es. la teoria dell'esposizione, la prevenzione della risposta, la costruzione dell'autostima, la modificazione dei pensieri distorti e le strategie per affrontare una situazione stressante) possono essere utili, soprattutto se associate alla farmacoterapia.
La correlazione tra percezione dell'immagine corporea e percezione adeguata della propria immagine sembra, quindi, essere un fattore legato alla manifestazione del disturbo; si capisce, dunque, che una modificazione in tale percezione nel senso di una maggiore adeguatezza significa un passo importante nell'evoluzione in senso migliorativo del disturbo.
Bibliografia
Allen Frances, Ruth Ross, DSM-IV-TR Case Studies Guida clinica alla diagnosi differenziale, Masson, 2006;
Glen O. Gabbard, Psichiatria Psicodinamica, Raffaello Cortina Editore, 2002
P.B. Goglia, P. Medde, Riabilitazione Nutrizionale nell'Anoressia e nella Bulimia, Roma, 1997;
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