Cose turche nei torroni! Le novità del Natale 2008


In Italia, annualmente, sono importate dalla Turchia più di 2.000 tonnellate di nocciole già sgusciate, pronte all’uso.
Materie prime che sono utilizzate per produrre torroni, creme, cioccolatini, gelati e vari dolci stagionali della tradizione culinaria italiana. Più precisamente, circa un terzo delle nocciole turche prendono parte dei nostri piatti. Ora, se si considera che, di tutte le nocciole importate, sono meno di una tonnellata quelle sottoposte a controllo obbligatorio, allora non c’è da stare tranquilli, soprattutto dopo che dall’Unione Europa è giunta la notizia di aperte indagini nei confronti del rischio aflatossina.
Dai pochi controlli effettuati, infatti, nelle nocciole turche è stata riscontrata una presenza di aflatossine superiori ai limiti di legge consentiti.


Cosa sono le aflatossine

Le aflatossine, tra le sostanze più cancerogene in assoluto, sono micotossine prodotte principalmente da due tipi di muffe: Aspergillus flavus (alcuni ceppi) ed Aspergillus parasiticus (quasi tutti i ceppi). Il nome A.FLA.tossina deriva proprio dalla tossina prodotta dall’Aspergillus FLAvus responsabile della prima epidemia da micotossine descritta, riscontrata nel 1961. Una volta ingerite con l’alimento, le aflatossine sono metabolizzate dal fegato fino a produrre tossicità.

Condizioni di contaminazione
In generale, la presenza e la crescita dei funghi responsabili della produzione di micotossine, è dipendente da fattori climatici ed ambientali ma anche dalle modalità di raccolta e conservazione dei vegetali.
In particolare si formano per “errori” di coltivazione e/o quando le piante subiscono stress eccessivi quali:

  • alta temperatura e umidità,
  • siccità,
  • danni fisici provocati da insetti,
  • concimazione inadeguata del terreno.

Substrati
Aspergillus flavus si ritrova nel suolo, nella vegetazione in decomposizione, nel fieno ed invade tutti i tipi di substrati organici, soprattutto in condizioni di alta umidità ed alta temperatura. La presenza di Aspergillus flavus non indica necessariamente la presenza di aflatossine, ma può rappresentare un rischio.
I raccolti più colpiti comprendono: cereali (mais, sorgo, miglio, riso, frumento), semi oleosi (arachidi, soia, girasole, cotone), spezie (peperoncino, pepe nero, coriandolo, zenzero), e noci (nocciole, mandorle, pistacchi, cocco).

Patologia
L’esposizione ad un elevato livello di aflatossina produce due tipi di necrosi epatica: acuta e cronica.
Nel primo caso si parla di conseguenze drammatiche come cirrosi epatica e/o carcinoma del fegato.
Nel caso di aflatossicosi cronica si parla di sintomi, almeno apparentemente, meno gravosi rispetto a quelli generati dalla patologia acuta. I bambini sono i soggetti particolarmente colpiti dalla forma cronica con conseguenze quali arresto della crescita e ritardo nello sviluppo.
Negli ultimi anni si parla anche di studi che confermerebbero il coinvolgimento dell’aflatossicosi in patologie importanti quali arteriosclerosi, cancro al seno, cancro alla prostata, morbo di Crohn, sclerosi multipla ed infertilità.

Cosa si deve fare
Di fronte all'aumento dei rischi sanitari si rende necessaria l’obbligatorietà dell'origine dei prodotti agricoli impiegati in tutti gli alimenti per consentire, al consumatore, scelte di acquisto consapevoli ma anche interventi rapidi (es. ritiro dal mercato dei prodotti contaminati).
Il rischio per la salute pubblica è il risultato di vincoli e controlli inadeguati in ambito sanitario che, aggiunti ai minori costi di produzione presenti nei Paesi extra comunitari, si traducono in una forma di concorrenza sleale da parte dei produttori degli stessi Paesi nei confronti dei nostri coltivatori.
Quindi, la chiarezza su ciò che si mangia occorre farlo non solo per ridurre i rischi per la salute ma anche per tutelare l’immagine della pregiata nocciola Mady in Italy. Infatti, non tutti sanno che l'Italia, con quasi 70.000 ettari coltivati, è il maggior produttore di nocciole in Europa (e secondo nel Mondo) con quasi il 100% della produzione che si sviluppa tra Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia.
Nell'immediato occorre rafforzare i controlli sanitari alle frontiere, affinché le nocciole importate rispettino le stesse norme imposte dall'Unione Europea.

 

 

Bibliografia

  • Costantini, Wieland, Lars (1998) “Etiology and prevention of prostate cancer” Fungalbionics (Freiburg).
  • Abbas, Hamed K. (2005) “Aflatoxin and Food Safety” CRC.
  • University of Washington (2006) “Apiaceous vegetable constituents inhibit human cytochrome P-450 1A2 (hCYP1A2) activity and hCYP1A2-mediated mutagenicity of aflatoxin B1”: 1474-84.