Io fumo, ma mi alleno
Due piante di grande importanza ci sono giunte dall’America, una per il nostro profitto, l’altra per la nostra rovina.
La pianta benemerita è la patata, la pianta maledetta è il tabacco. Alexander von Humboldt
Ebbene si, nonostante siano ormai note a tutti le conseguenze derivanti dalle oltre 4000 sostanze presenti in una sigaretta (tra cui molti importanti la nicotina, i radicali liberi e le sostanze cancerogene), il fumo continua a essere una grande piaga dei giorni nostri sottoforma di un killer spietato che uccide nel mondo una persona ogni 8-9 secondi.
Dopo tutte le campagne di sensibilizzazione, i
provvedimenti ministeriali, il monito dei medici riguardo i rischi diretti di tumore ai polmoni, ictus e infarto purtroppo la riduzione della percentuale di soggetti fumatori e di soggetti che iniziano a fumare risulta ancora molto lieve rispetto agli anni passati.
In qualità di dottore in scienze motorie ho deciso di approfondire questa tematica sotto un aspetto naturalmente meno significativo dello stato di salute vero e proprio, ma al tempo stesso comunque importante, cioè la correlazione tra fumo e attività sportiva.
Frequentemente mi vengono poste domande del tipo: 'ma il fumo peggiora la prestazione sportiva?' Oppure spesso sento pronunciare affermazioni, a mio avviso assurde e frutto di ignoranza generalizzata, 'Io fumo ma mi alleno frequentemente!'
Per fare un po’ di chiarezza, seppur si trova ancora poco in letteratura, è però stato dimostrato da diversi ricercatori, che il fumo di sigaretta influenza la prestazione sportiva in maniera negativa.
Tale influenza è visibile soprattutto nella capacità di resistenza, basta il semplice e famosissimo
test di Cooper (test di corsa nei 12 min), fatto eseguire a soggetti fumatori e non che compiono lo stesso allenamento, per verificare una differenza di metri percorsi a svantaggio dei fumatori che va dai 95 ai 300-350 metri in meno. Naturalmente tale differenza dipende dal numero di sigarette giornaliere fumate.
Tale svantaggio è spiegato dal fatto che il fumo, sia in seguito alla deposizione dei residui carboniosi, sia in seguito all’effetto diretto della nicotina (vagale) determina un aumento fino a tre volte, delle resistenze polmonari con conseguente aumento del costo energetico della respirazione. Incremento che accentua ulteriormente quello che già si verifica fisiologicamente anche in soggetti non fumatori durante una attività fisica abbastanza pesante.
Inoltre il fumo seppur in maniera meno marcata influenza negativamente anche le performance di tipo non prevalentemente aerobico. Recenti studi a tal proposito hanno dimostrato, che a causa degli effetti sistemici oltre quelli cardiovascolari, i soggetti fumatori presentano:
- minore capacità di esprimere forza muscolare in test massimali, submassimali e test di sforzo prolungati nel tempo (resistenza alla forza);
- minore mobilità e flessibilità articolare a causa di un irrigidimento articolare;
- riduzione del picco di massa ossea con maggiore rischio di fratture e traumi di natura ossea;
- aumento del tempo di guarigione delle ferite e del recupero da infortuni.
Naturalmente tutte queste considerazioni possono sembrare poco rilevanti specialmente se si parla di sport amatoriale, ma che diventa fondamentale in sport agonistici di alto livello, cioè in prestazioni in cui si riesce a vincere solo se si è al top della condizione fisica e in cui anche pochi secondi fanno la differenza.
Questo è il motivo per il quale fumo e sport è un rapporto che si configura impossibile e che fa si che un vero atleta, un vero sportivo, ma anche un vero tecnico (soprattutto se responsabile di settori giovanili) per la sua figura di guida e modello da perseguire, non abbia questa scorrettissima abitudine.
Bibliografia
W. D. McArdle, fisiologia applicata allo sport, casa editrice ambrosiana
WHO. (Whorld International organization), int. publications
- Login o registrati per inviare commenti




