Termine minimo di conservazione o data di scadenza?
In materia di date di scadenza e termini minimi di conservazione, l’attuale legislazione non ci dà molte indicazioni e spesso il consumatore si trova davanti all’assurdo che uno stesso prodotto presenta diversi periodi di conservazione, a seconda del produttore!
Ma andiamo con ordine.
Il D. Lgs. 109/92 ci fornisce alcune importanti definizioni: il TMC (ovvero, Termine Minimo di Conservazione) è la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in opportune condizioni di conservazione e va indicato con la dicitura da consumarsi preferibilmente entro il....
La data di scadenza, invece, è la data entro la quale il prodotto alimentare va consumato e va indicata con la dicitura da consumare entro il...
Anche sulle modalità di espressione delle date c’è una suddivisione: per gli alimenti che si conservano, ad esempio, per meno di tre mesi, si possono vedere riportati giorno e mese; per quei prodotti alimentari conservabili per più di tre mesi ma meno di diciotto, si vedranno riportati mese e anno; addirittura solo l’anno nel caso di prodotti che si conservano per più di 18 mesi.
Alla prima categoria appartengono tutti i prodotti, cosiddetti deperibili, come yogurt, latticini freschi; alla seconda appartengono prodotti alimentari come merendine, salse;
all’ultima appartengono, invece, prodotti paste alimentari, conserve e così via.
E tutti gli altri?! Beh una notevole gamma di prodotti alimentari rimane al di fuori dei dettami del decreto 109/92, basti citare i prodotti della panetteria e pasticceria, gli ortofrutticoli freschi semplicemente raccolti, i vini, liquori, la cioccolata e molti altri ancora.
E sorprenderà ancora di più il fatto che solo tre categorie di alimenti hanno una data di scadenza stabilita per legge: latte fresco (4 giorni), latte a lunga conservazione (90 giorni), uova (28 giorni).
Ma allora il consumatore potrà chiedersi chi è che stabilisce le date di scadenza e i TMC.
Bene, questo compito è affidato proprio alle aziende produttrici che, con l’ausilio di opportune indagini di laboratorio a carico dei propri prodotti alimentari, stabiliscono la loro “sicurezza” e “durata”. E il tutto si traduce in un atto di fiducia che il consumatore fa (o è costretto a fare??!!) nei confronti delle aziende produttrici.
Ma, visto che tutte le normative esistenti in campo alimentare hanno l’obiettivo ultimo di tutelare la salute del cittadino, e dal momento che tutti gli operatori del settore alimentare debbono adempiere a quegli obblighi, vogliamo pensare che quelle indagini siano effettuate con la massima attenzione, e che i prodotti alimentari che quotidianamente entrano nelle nostre cucine molto raramente costituiscono un attentato alla nostra salute!




