Più Sole, più vitamina D


L'estate sembra essere alle porte. L'inverno e la primavera uggiosa e piovosa, cominciano ad essere un lontano ricordo.
E' ora di prepararsi a mostrare gambe e braccia e perché no, anche l'ombelico.
Proprio per questa ragione, molte più donne, decidono si sottoporsi a qualche trattamento abbronzante per apparire più dorate e toniche prima di rilassarsi sotto il caldo sole estivo.

Nonostante i dermatologi sconsiglino l'esposizione solare senza appropriate creme protettive capaci di salvaguardare eventuali danni alla pelle, diversi sono i ricercatori che attribuiscono proprio a questa luce diversi benefici. E diversi studi riportano che è più facile morire per sottoesposizione solare che non per sovraesposizione. Questo non significa che 'troppo sole' faccia bene, anzi, sarebbe necessario esporsi gradualmente in orari in cui il sole con sia particolarmente caldo. Anche l'abbronzatura deve essere fatta con cautela se non si vuole incorrere in fastidiose scottature.
Migliori le ore tra le 8 e le 11 e tra le 17 all'imbrunire.

La luce solare è composta da radiazioni elettromagnetiche di diverse lunghezze d'onda che vanno dall'infrarosso all'ultravioletto. La luce ultravioletta è ulteriormente suddivisa in UVA e in UVB. Sebbene la luce UVB provochi scottature, è anche la componente che avvia la produzione di vitamina D nella pelle.

Purtroppo, è stato visto che, le protezioni solari, riducono l'esposizione alla luce UVB ma non quella alla UVA, bloccando inevitabilmente la produzione di vitamina D. Secondo alcuni, questa riduzione di assorbimento della luce UVB, porterebbe al 95% in meno di produzione di vitamina D. Tra l'altro, poiché è una vitamina liposolubile, tende ad essere immagazzinata nel grasso corporeo e, ad essere rilasciata nei periodi di scarsa luce solare.

La vitamina D
Il ruolo della vitamina D nel metabolismo osseo e minerale è venuto alla luce quando è stata identificata come il fattore che previene il rachitismo; è ancora oggi considerata un pro-ormone con diverse funzioni nel mantenimento di una buona salute.

La vitamina D3 (colecalciferolo, sintetizzata a partire dal 7-deidrocolesterolo a seguito dell’attivazione della luce solare) e la vitamina D2 (ergocalciferolo) sono le forme di vitamina D più frequenti nel nostro organismo. Le fonti nutritive di vitamina D3 sono l’olio di pesce (salmone, sgombro, merluzzo, sardine), quantità minori in burro e latte, mentre quelle principali di vitamina D2 sono verdure, lievito e funghi.

La vitamina D (D3, D2 e rispettivi metaboliti) viene convertita a 25-idrossivitamina D nel fegato ed i suoi livelli sierici sono il più efficace metodo di misura dello stato nutrizionale inerente la vitamina D.

Ipovitaminosi D nella popolazione Europea

Le concentrazioni seriche di vitamina D variano generalmente in base alla latitudine, alla stagione ed alla composizione della popolazione in studio. In uno studio americano si evidenzia che più che un declino stagionale di vitamina D, una parte significativa della popolazione può avere una insufficienza asintomatica di vitamina D. Nel loro studio si riscontra che circa il 34% di una popolazione Europea in buona salute ha insufficienza di vitamina D (<15 ng/ml) con valori medi di 19.4±7.7 ng/ml.

I valori di riferimento riconosciuti dalla comunità scientifica sono i seguenti:

  • < 10 ng/ml Carenza;
  • 10 – 30 ng/ml Insufficienza;
  • 30 – 100 ng/ml Sufficienza;
  • > 100 ng/ml Tossicità.

Alla luce di questi risultati si risconta che l’insufficienza di vitamina D è più comune di quanto si possa pensare e non è riscontrabile solo in ristretti gruppi ad alto rischio.

Perché è così importante assumere la vitamina D?
La vitamina D agisce sinergicamente con il paratormone (PTH) stimolandone la secrezione, il PTH stimola a sua volta l’aumento dei livelli di calcio serico; senza lo stimolo della vitamina D i livelli di calcio tenderebbero a diminuire con conseguenze croniche come osteoporosi e malattie osso-correlate. Inoltre bassi livelli di vitamina D sono correlati a diverse patologie quali: malattie renali, tumori, malattie cardiocircolatorie, sclerosi multipla, artrite reumatoide e diabete mellito di tipo 1.

Carenza di vitamina D
Nel caso in cui si riscontri carenza di questa vitamina si può provare a implementare mediante l’alimentazione, incrementando il consumo di alimenti ricchi di vitamina D (riportati sopra), ed eventualmente ricorrere all’utilizzo di integratori specifici (solo dopo aver dosato i livelli serici di vitamina D e non basandosi su supposizioni teoriche) oltre a cercare un’esposizione maggiore alla luce del sole. Nel caso in cui si riscontri un’insufficienza non preoccuparsi eccessivamente ma provare comunque con un’alimentazione che sia più ricca di questa vitamina e esporsi maggiormente al sole quando possibile.

 

Bibliografia