Mal di schiena: quali esercizi?


La lombalgia è uno dei disturbi più frequenti riscontrabili non solo in palestra ma anche in soggetti sedentari. Non a caso è stato definito il “male del secolo” data la sua enorme diffusione che coinvolge praticamente tutti (chi nella vita non ha almeno una volta avuto mal di schiena?).
Cominciamo allora a conoscerla meglio.
Per lombalgia si intende dolore localizzato nella regione posteriore del tronco in sede lombare, senza irradiazione a glutei o arti inferiori (capita spesso infatti che il cliente lamenti erroneamente una “sciatalgia” o “lombo sciatalgia”, la quale invece, seguendo il decorso del nervo sciatico, origina dalla regione lombare o glutea per irradiarsi posteriormente fino al piede).

Le cause della sofferenza possono essere molteplici: problematiche osteoarticolari (ernia del disco, processi artrosici delle articolazioni vertebrali), posturali (paramorfismi, posizioni viziate o reiterate per cause professionali), obesità, osteopatie metaboliche, patologie dell’apparato urinario e/o gastrico, gravidanza e/o patologie di carattere ginecologico, neoplasie, malformazioni congenite.
Tralasciando volutamente problematiche di interesse squisitamente medico, le cause più frequenti sono traumi acuti e cronici del rachide e/o paramorfismi.

L’insorgenza può essere acuta, per cause improvvise come distensione repentina ed eccessiva dell’anulus fibroso del disco intervertebrlae, distorsione delle articolazioni interapofisarie, ernia del disco, o cronica dovuta ad atteggiamenti posturali scorretti come iperlordosi del tratto lombare, rettilineizzazione dello stesso tratto, atteggiamenti scoliotici, squilibri statico dinamici tra muscoli agonisti ed antagonisti del rachide, ipocinesie.
Premesso che sarebbe sempre opportuno che il cliente arrivasse in palestra con diagnosi medica, è pur vero che questo spesso non accade o che la causa della patologia sia di difficile identificazione anche da parte del medico che prescrive della semplice “ginnastica”.

Nei limiti delle competenze del trainer, vediamo allora come intervenire.
La prima cosa opportuna sarebbe effettuare una valutazione posturale sul piano frontale (anteriore e posteriore) e sagittale (lateralmente); in assenza di diagnosi, verificare che il dolore non origini da un’erniazione del disco intervertebrale. È vero che questa valutazione non è competenza del trainer, neanche se laureato in scienze motorie, ma alcuni semplicissimi ed innocui test mutuati dall’ortopedia, seppur NON con finalità diagnostiche, possono comunque dare utili indicazioni sul trattamento da seguire.
Una di queste semplici manovre è il test di Lasègue: esso consiste, a paziente supino, nel sollevare dolcemente e lentamente l’arto inferiore verso l’alto; se giunti ad un grado di estensione dell’anca tra 30 e 60° il cliente avverte dolore intenso al rachide lombare sarà da ritenere probabile un’ernia. Questo non deve essere scambiata né dal trainer né dal cliente come una diagnosi medica, ma essere un punto di partenza per avere delle indicazioni sul trattamento.
Dal punto di vista fisiopatologico il dolore sarà causato da una sofferenza a carico del nervo seno vertebrale di Luscka che provocherà rigidità del tronco, dolore con accentuazione alla pressione, contratture muscolari.
Sarà oltremodo opportuno valutare se sono presenti rigidità muscolari (soprattutto a carico di ischio crurali, ileo psoas, piriforme, adduttori), facilmente trattabili da un fisioterapista esperto, atteggiamenti posturali viziati, valutabili con l’analisi posturale a cui si accennava.
La procedura sarà allora innanzitutto quella di evitare carichi direttamente gravanti sul rachide, soprattutto in caso di ernie e protusioni discali (es. squat con bilancere sulle spalle), porre particolare attenzione alla corretta esecuzione degli esercizi ginnici, evitare iperestensioni soprattutto se repentine della colonna, più in generale farsi consigliare da trainer esperti sulla scelta degli esercizi più o meno appropriati, diminuzione di peso in caso di cliente sovrappeso.