Fegato grasso: quale alimentazione?


La steatosi epatica non provocata da un eccessivo consumo di alcol è definita malattia del fegato grasso non alcolica (NAFLD) ed è associata ad insulino-resistenza e altri fattori della sindrome metabolica. In una bassa percentuale di casi la steatosi epatica non alcolica può costituire il risultato di cause secondarie come l’uso di farmaci (corticosteroidi, metotrexane, amiodarone e tamoxifene), di cause nutrizionali come una repentina perdita di peso o nutrizione parenterale totale o di malattie metaboliche come la lipodistrofia o la dis-beta-lipoproteinemia. Se la steatosi si associa a danno epatico cellulare, infiammazione e/o da fibrosi ed in questo caso viene definita steato-epatite non alcolica (NASH). 

Epidemiologia e patogenesi
La malattia del fegato grasso non alcolica colpisce persone di qualsiasi razza ed età in varie percentuali (dal 10 al 24% della popolazione generale con un aumento del 57,5 al 74% nelle persone obese).

La patogenesi di questa patologia è ancora poco compresa e comporta la ritenzione di lipidi, sotto forma di trigliceridi, negli epatociti (le cellule del fegato). Tra le anormalità metaboliche che comportano tale accumulo un’ipotesi è quella dell’insulino-resistenza che aumenta la lipolisi dei trigliceridi e inibisce l’esterificazione (rottura del trigliceride in tre molecole più piccole) degli acidi grassi liberi (FFA) nel tessuto adiposo; ne consegue un incremento dei livelli sierici di FFA che vengono poi captati dal fegato.

Spesso questa patologia è frequentemente associata ad altri stadi patologici come l’obesità, il diabete mellito di tipo 2 (non insulino-dipendente) ed iperlipidemia che tuttavia non ne sono gli unici responsabili, colpendo persone che non sono né obese né diabetiche.
Le manifestazioni cliniche della steatosi epatica non-alcolica sono l’epatomegalia (aumento del volume del fegato), moderati aumenti dei livelli sierici di aspartato aminotrasferasi (AST) e/o alanino aminotrasferasi (ALT), incremento anche nei livelli di fosfatasi alcalina e/o γ-glutamiltrasferasi (GGT) sieriche, ipoalbuminemia aumento nel tempo di protrombina e iperbilirubinemia nella fase di cirrosi.
La conferma e la gravità della malattia devono essere confermati da biopsia epatica.

La progressione della malattia può andare dalla steatosi a steatoepatite, a fibrosi avanzata o cirrosi epatica.

L’alimentazione nella steatosi epatica non-alcolica

Un buon controllo nel metabolismo è sempre raccomandato anche se può essere non sufficiente a far regredire questa malattia.

La perdita di peso generalmente determina la diminuzione del grado di infiltrazione del grasso oltre che a migliorare i test epatici (AST, ALT, GGT); tuttavia la velocità di questa perdita è determinante nel comportare un miglioramento o peggioramento dei segni istologici epatici con diminuzioni di 500 gr nei bambini e 1600 gr negli adulti ritenute massimali.
Sono inoltre fondamentali la frequenza ed il volume dei pasti: è consigliabile un aumento nel numero dei pasti con diminuzione del volume di cibo assunto per pasto, evitare il mangiare pochi pasti al giorno in maniera vorace.

 

Nessun farmaco si è dimostrato finora utile a ridurre il danno epatico se non accompagnato da perdita di peso graduale.
E' oramai risaputo che mantenere uno stile di vita attivo contribuisce, non solo a ridurre i rischi e le complicanze del fegato grasso, quanto a prevenire quelli che si manifestano ed accentuano in caso di sedentarietà (obesità, diabete, ipertensione. Non sono da escludere però delle accortezze alimentari che possono rivelarsi un vero toccasana per chi soffre di questa patologia.

Frutta e verdura: 3-6 volte al giorno
Carboidrati (pane, pasta...): quantità moderate 2-3 volte al giorno. Proprio negli ultimi mesi, uno studio texano ha dimostrato che chi consuma pochi carboidrati ha più possibilità di proteggere il fegato dalla steatosi.
Olio extravergine di oliva: quantità moderata 2-3 volte al giorno
Legumi: 2 volte a settimana
Latte e formaggi: esclusivamente magri 1- 2 volte al giorno, quelli grassi 1- 2 volte a settimana (consiglio di non escluderli totalmente perché presentano un buon rapporto grasso/calcio).
Pesce, uova, carni bianche: 2- 3 volte a settimane a rotazione.
Limitare il consumo di carni rosse, burro, bibite dolci e dolciumi vari. Se proprio non se ne può fare a meno, una bistecca ogni 15gg e un gelato, preferibilmente alla frutta, 1 volta a settimana.

 

Bibliografia

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