Sport e attività fisica: consigli per l'estate


L’esecuzione di qualsiasi gesto motorio è condizionata dalle variazioni ambientali, in particolare risente di temperatura e umidità.
Difatti se vi è un innalzamento della temperatura ambientale, l’ipotalamo che in questo caso funge da “termostato naturale” determina nel corpo dei riaggiustamenti che permettono una migliore tolleranza del caldo.

Questa migliore tolleranza è determinata principalmente dall’aumento della gittata cardiaca con conseguente aumento del flusso ematico celebrale e facilitazione della cessione di ossigeno da parte dell’emoglobina nonché dall’aumento del processo di sudorazione.

L'acclimatazione
Una concetto molto importante è  che tali modificazioni fisiologiche non si verificano a priori durante l’esposizione in ambienti molto caldi, ma per verificarsi vi è la necessità che l’atleta intenzionato a  praticare esercizio fisico al caldo,

metta in atto un adeguato processo di acclimatazione.

Per acclimatazione si definisce: strategia e atteggiamenti che inducono nell’organismo una serie di modificazioni che consentono di adeguarsi ad una variazione ambientale in modo naturale.

L’acclimatazione assume quindi un grandissima importanza dal momento che se non avviene, la salute dell’atleta può risultare compromessa perché ad esempio si può verificare un aumento della richiesta di ossigeno da parte dei distretti muscolari non supportata dall’aumento della gittata cardiaca. Si può verificare oppure una eccessiva sudorazione, in questo caso va ricordato che con il sudore si tende a perdere più acqua che elettroliti e rimovendo acqua dal plasma, quest’ultimo diventa ipertonico e porta alla riduzione o al blocco della sudorazione (meccanismo per tollerare il caldo).

Come si esegue l’acclimatazione?
Soggiornando per lunghi periodi in ambienti caldi ed esponendosi gradualmente sia come tempi, sia come intensità dell’esercizio. Il tutto avendo la consapevolezza dei propri limiti (sedentari e obesi hanno maggiormente bisogno dell’acclimatazione in quanto rispetto agli atleti per le loro caratteristiche iniziano a sudare a temperature più elevate e con una maggiore rapidità di incremento), bevendo ad libitum e monitorando il proprio peso corporeo giornalmente (una perdita superiore a 2 kg rispetto al giorno precedente indica la sospensione dell’attività fisica).

Per concludere, l’American College of Sports Medicine ha creato un protocollo per gli atleti al fine di prevenire i disturbi da calore.
Tale protocollo prevede anzitutto un limite di temperatura (28°C) oltre cui gare di lunga distanza (superiori a 16 km) non possono essere disputate.
Sempre il protocollo prevede inoltre che gli atleti verifichino il proprio livello di idratazione prima, durante e alla fine della gara; suggerisce agli atleti di assumere 400-500 ml di bevande ipotoniche a basso contenuto di glucosio 15-30 min prima della gara  e 100-200 ml ad intervalli regolari (ogni 3-4 km) durante la gara; infine suggerisce di assumere liquidi ricchi di sodio e potassio, persi durante la prestazione mediante la sudorazione, alla fine della gara.

Naturalmente non solo i tecnici ma anche gli atleti stessi è opportuno che siano istruiti nell’essere in grado di riconoscere subito i primi sintomi di un eventuale disturbo da calore in modo da cessare immediatamente l’attività in corso ed evitare complicazioni.

Bibliografia
McArdle William D., Katch Frank I., Katch Victor L. - Aspetto energetico, nutrizionale e performance - Fisiologia applicata allo sport.