Sana alimentazione: la memoria regola l'appetito
Ci si chiede spesso se un approccio cognitivo-comportamentale riportato nella nostra vita di tutti i giorni possa realmente aiutarci. Ebbene, la risposta potrebbe risiedere nella ricerca condotta nel 2005 dall’Università di Birmingham e pubblicata su Physiology & Behavior, secondo ricordare il cibo mangiato a pranzo può avere un effetto inibitorio sul desiderio di fare uno spuntino non programmato più tardi nel pomeriggio. Può sembrare strano che solo il pensiero di ciò che il nostro palato ha assaporato poco prima possa inibire la nostra voglia di “trasgredire”, ma proviamo a vedere come l’esperimento si è svolto.
Lo studio si rifà a tre serie di esperimenti.
Primo esperimento: ci troviamo difronte due sottogruppi, il primo definito lunch today e il secondo il lunch yesterday. In pratica, i volontari venivano convocati nel setting sperimentale ogni giorno dalle 14.30 alle 16.30 ed invitati a segnare su un foglio A4, scrivendo anche i minimi particolari, cosa avevano mangiato a pranzo. Ad un gruppo era stato chiesto di segnare il pranzo della giornata, all'altro, quello del giorno prima. Subito dopo entrambi i gruppi compilavano un questionario in cui veniva valutata il loro livello di fame, sazietà, il loro umore e il loro desiderio/pulsione a mangiare ed infine venivano posti davanti a tre bidoni (A-B-C) contenenti pop corn con diverso grado di salinità.
Mentre il compito esplicitamente detto ai partecipanti era quello di capire su una scala precedentemente determinata il grado di salinità dei tre gruppi di pop corn, ciò che osservavano i ricercatori era la quantità di pop corn ingerita prima di fermarsi.
Risultato 1: Gli studiosi notarono che i partecipanti appartenenti al lunch today mangiavano meno pop corn rispetto al gruppo lunch yesterday.
A questo punto i ricercatori cercarono di comprendere se questo effetto inibitorio messo in atto dal gruppo lunch today non dipendesse soltanto dalle atti
tudini alimentari individuali.
Secondo esperimento: per comprendere quanti successo precedentemente, i ricercatori suddivisero le persone in ulteriori due gruppi a seconda del loro punteggio in restraint scale e in una disinhibition scale. Dal comportamento dei singoli, emerse che le attitudini alimentari individuali non influiscono sull’effetto inibitorio che può avere il ricordo del pasto, ma soltanto i partecipanti che hanno mostrato una bassa soglia di inibizione diminuiscono il loro introito dopo aver pensato al pasto consumato poche ore prima.
Risultato 2: solo chi ha un’alta tendenza alla disinibizione non trae alcun vantaggio dal pensare al pranzo.
Esperimento 3: L'ultima parte dell'esperimento è durato due giorni. Al campione veniva dato un pasto contenente 400 calorie e nel pomeriggio venivano presentati loro i tre bidoncini già proposti nel primo esperimento ma questa volta contenenti biscotti e non pop cors. Nel primo giorno i biscotti venivano presentati ad un’ora del pranzo nel secondo giorno questo avveniva dopo uno stop di tre ore. Divisi i partecipanti nuovamente in due gruppi venivano date ad un gruppo l’indicazione di scrivere cosa avevano mangiato durante il pranzo mentre il secondo gruppo doveva descrivere il tragitto fatto per raggiungere il campus.
Risultato 3: Anche qui è emerso che mangiavano meno biscotti coloro che facevano parte del gruppo che ricordava il pranzo. Aggiungendo ai dati precedentemente raccolti il fatto che questo effetto sia legato anche al tempo che intercorre tra pranzo e spuntino, infatti l’inibizione è più alta nel caso in cui passano tre ore rispetto a quanto passa un’ora.
Comprendo bene che le critiche e le repliche a questo studio, così come accade per tutti gli studi sperimentali, possano essere sicuramente tante, ma ciò non nega il volerlo presentare e discutere.
Il ricordo, fondamentale per tutti noi, gioca un ruolo importante in ogni aspetto della nostra vita, molte volte ci aiuta a scegliere cosa fare e cosa non fare in una determinata situazione, perché non dovrebbe allora avere la sua importanza e aiutare chi in questo momento sta intraprendendo un percorso di sana e corretta alimentazione?
Ed ecco che, anche attraverso questo studio, si evidenzia chiaramente come il lavoro congiunto tra nutrizionista e psicologo, utilizzando un approccio cognitivo-comportamentale, possa giovare a chi sta decidendo di intraprendere un regime alimentare controllato che si mantenga stabile e costante nel tempo.
Riferimenti
Suzanne Higgs, Memory and its role in appetite regulation, Physiology & Behavior 85 (2005) 67 – 72.




