La storia dell'omino Pan di zenzero
Dietro ogni buona favola che si rispetti, si nasconde una morale che insegna a piccoli e grandi qualcosa di utile, qualcosa di cui far tesoro e da spendere nella vita di tutti i giorni. E tra le tante, mi piace pensare molto alla favola di Cappuccetto rosso, alla storia di questa ingenua bambina che nel bosco si ferma a parlare col lupo cattivo al quale racconta tutti i fatti suoi e che, in cambio, alla prima occasione non perde tempo per fare fuori lei e le persone che ama. Sì, perchè in genere chi vuole ferirti, sa che può farlo ancora di più quando attacca le persone a cui tieni, quando tocca ciò che di più caro hai. E la vita insegna che il lupo cattivo si nasconde, potenzialmente, in ogni persona che si incontra nella propria strada, e non sempre è facile riconoscerlo perché sa camuffarsi benissimo nel volto buono di un amico, nel sorriso affabile di un collega, nella porta aperta di una vicina, e appena può, attacca e azzanna senza pietà. E non ti lascia neppure il tempo di respirare.
Siamo sotto Natale e presto ci ritroveremo presto a fare il bilancio di fine anno, e non mi riferisco assolutamente a quello economico (anche se le ultime manovre finanziarie ci fanno auspicare per il peggio!), e credo che la favola di Cappuccetto rosso non sia proprio a tema, così ho pensato di raccontare un'altra storiella, lasciando, ad ognuno la libertà di interpretare, in base al proprio vissuto e alla propria coscienza, la morale del racconto di seguito riportato.
La storia dell'omino Pan di zenzero
C'era una volta una vecchietta che viveva in un casolare. Un giorno realizzò un omino di pan di zenzero con ribes al posto degli occhi e le ciliegie come bottoncini per la camicina. Quasi a cottura ultimata, la donnina sentì una vocina provenire dal buio forno “Mammina, mammina, che caldo che fa qui… prendimi e fammi uscire!”. La donna si intenerì e prese tra le braccia il caldo omino, che una v
olta fuori, cominciò a correre e a saltellare per tutta la casa “Corri pure, tanto non mi prendi, io sono l'omino di pan di zenzero!". Correndo correndo, saltò fuori dalla finestra e si allontanò dalla casetta, abbandonando per sempre la vecchietta.
Per strada incontrò un maiale che lo guardò con aria gioiosa "Vieni omino, vieni che voglio mangiarti" ma l'omino sempre correndo, rispose "Corri pure, tanto non mi prendi, io sono l'omino di pan di zenzero!".
Nella sua fuga l'omino, incontrò una mucca che, non appena lo vide, cominciò a rincorrerlo "Fermati omino, fermati che voglio mangiarti" ma lui sempre correndo e saltellando canticchiava “Corri pure tanto non mi prendi, io sono l’omino di pan di zenzero”.
Alla mucca ed al maiale si unì più avanti anche un cavallo, intenzionato anche lui a mangiare l'omino "Fermati omino, fermati, che voglio mangiartio io!" e l'omino ridacchiando urlò “Correte, correte più che potete, tanto non mi prendete, io sono l’omino di pan di zenzero!“
Soddisfatto per essere stato più veloce e scaltro degli altri, cominciò a ridere e ridere, finché giunse lungo le sponde di un fiume "Oh no!" gridò, "Adesso mi prenderanno!", quando, uscì da dietro un cespuglio una giovane volpe "Se vuoi posso aiutarti io ad attraversare il fiume, così riuscirai a scappare", l'omino, inizialmente fu sorpreso da tale bontà e con aria dubbiosa esclamò "Non vorrai mica mangiarmi?" e la volpe ridacchiò "Scherzi? Voglio solo aiutarti!". Così, nonostante il dubbio, decise di fidarsi della buona fede della volpe, salendo, inizialmente sulla sua coda, ma quando fu a metà del fiume cominciò a bagnarsi "Oh no, adesso mi scioglierò!" cominciò ad urlare.
Allora la volpe gli consigliò di salire sul suo dorso "Omino, sali sali, così non ti bagnerai!" e appena dopo qualche metro, furbamente aggiunse "Omino, sei troppo pesante. Sono stanca. Vai sul mio naso".
L'omino di pan di zenzero, oramai sicuro del buon cuore della volpe, passò sul suo naso così come la stessa gli aveva proposto. Ma non appena raggiunto l'altro lato del fiume, la volpe fece una scrollata che bastò a gettare in aria l'omino, il quale rotolò alto in cielo e in men che non si dica, finì dritto dritto nella bocca della cara, amichevole volpe.
In un solo 'Gnamme', finì la fuga del piccolo omino di pan di zenzero.
E giusto per rimanere in tema di nutrizione, vi propongo la mia ricetta (e credo sia meglio, almeno in questa occasione, tralasciare le calorie) per preparare profumatissimi e gustosissimi biscotti di pan di zenzero da regalare, da appendere all'albero o semplicemente da gustare accanto una caldissima tazza di te o di tisana agli agrumi aromatizzata con una spruzzata di cannella.
Biscotti Pan di zenzero:
400g farina di tipo 00
150g burro ammorbidito a temperatura ambiente
1 cucchiaino di bicarbonato
100g zucchero
150g di miele
1 cucchiaio di zenzero
1/2 cucchiaio di cannella
1/2 cucchiaino di chiodi di garofano
1/2 cucchiaino di noce moscata
1 uovo
1 pizzico di sale
a piacere si può aggiungere la buccia di 1/2 arancia e 1/2 limone.
Preparazione:
Versare in una ciotola tutti gli ingredienti tranne il miele e l'uovo. Impastare fino al raggiungimento di un impasto bricioloso, aggiungere quindi il miele e l'uovo e continuare ad impastare finché non si otterrà un composto liscio.
Conservare in frigorifero avvolto in pellicola per 1,5/2h.
Stendere con il matterello una sfoglia di 5mm circa e ricavare le sagome a piacimento. Infornare a 180°C per 10-12 minuti.
A me piace moltissimo la sagoma dell'omino, ma quest'anno mi sono dilettata, come è possibile apprezzare dalla foto quì sopra, con gli alberelli e le palline.
Per il buchino, consiglio di infornare i biscotti con uno stuzzicadenti spezzato a tre.
Per la decorazione ho usato cioccolato bianco sciolto a bagnomaria (mi raccomando il vapore! Il cioccolato potrebbe formare grumi) e poi ho colorato con colorante in gel per alimenti.
Per rendere l'albero più speciale si possono usare nastrini di raso colorati di rosso, oro, argento e/o di bianco.
Buon Natale e mi raccomando, buon (sincero e coscienzioso) bilancio di fine anno




