La consapevolezza fame-sazietà comincia dalla nascita


"Compito dei genitori e' donare due cose ai figli: le radici e le ali" dice un vecchio proverbio del Quèbec.
Dalle attuali ricerche condotte in ambito psicosociale, emerge l'immagine di un bambino attivo e protagonista del suo sviluppo. Infatti, fin dalla nascita, e' capace di instaurare relazioni, seppur asimmetriche, rispetto all'adulto che si prende cura di lui (caregiver). Svolge, dunque, un ruolo attivo nel definire la sua relazione con l'adulto: e' coinvolto in uno scambio interattivo e si dimostra capace di autoregolare i suoi comportamenti attraverso meccanismi di feedback con coloro che interagiscono con lui.
I neonati sono dotati di requisiti percettivi e di strutture temporali (ritmi nell'alimentazione, ritmo sonno-veglia) deputati a consentire loro il contatto con l'adulto di riferimento.
Gli studi di Bowlby e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come il legame iniziale che ogni bambino instaura con la propria madre dipenda da un bisogno innato di entrare in contatto con gli appartenenti alla propria specie. Parliamo del "comportamento di attaccamento" che può essere definito come quel comportamento che il bambino manifesta verso l'adulto di riferimento. Questo comportamento diviene evidente ogni volta che il bambino e' spaventato, stanco, malato, ha fame e si attenua quando riceve conforto e cure.
Se l'obiettivo esterno del sistema di attaccamento e' quello di garantire la vicinanza con il caregiver, quello interno e' di motivare il bambino alla ricerca di una sicurezza interna.
Il compito biologico e psicosociale dell'adulto caregiver, quindi, e' quello di essere una base sicura per lui, permettendogli di affacciarsi verso il mondo esterno e di ritornare sapendo che sara' accolto, nutrito, rassicurato, confortato. Nelle primissime fasi dello sviluppo, il neonato deve attribuire dei significati alle percezioni indefinite provenienti dal proprio corpo. Affinchè questo possa essere possibile è indispensabile che la madre sappia porsi come organizzatrice dell'esperienza, capace di dare un senso a tali sensazioni.
Il comportamento alimentare e la discriminazione dei segnali di fame e sazietà maturano efficacemente solo in seguito ad una stimolazione adeguata, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Il processo di apprendimento della funzione alimentare ha inizio alla nascita e si protrae per tutta l'infanzia. Se la madre offre coerentemente cibo in risposta ai segnali indicanti il bisogno di nutrimento, il bambino perverrà gradatamente alla rappresentazione della fame, quale sensazione specifica discriminata da altri stati di tensione. Se invece non si è stabilito un feedback efficace tra madre e figlio, il bambino è portato a confondere le due sfere di esperienza, i bisogni fisiologici con i suoi stati affettivi, reagendo in seguito con l'atto del mangiare ad un oscuro senso di disagio o di sofferenza.
Un consiglio alle neo-mamme: quando ci relazioniamo con il nostro bambino cerchiamo di capire il suo bisogno e di entrare in relazione con lui nel modo adeguato. Il pianto va riconosciuto, accolto e non represso attraverso un pagliativo (come il cibo).
Il neonato è attraverso la madre che impara a distinguere i bisogni ed acquisire l'esperienza che lo renderà autonomo.
Evitiamo un errore comune: l'anticipazione della domanda tramite la tempestiva soddisfazione del bisogno. Se il bambino non arriva a fare esperienza dei suoi stati di necessità, non può averne consapevolezza e soprattutto non può formulare la richiesta come espressione della propria volontà, nè percepire la soddisfazione come espressione della sua efficacia.

Una relazione che non consenta la manifestazione spontanea del desiderio è solo apparentemente una buona relazione!


Bibliografia

Bowlby, J. (1969), Attaccamento e perdita, Boringhieri, Torino 1976
Medde, P., Consapevolezza della fame e della sazietà, Einaudi, Torino 1995