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 <title>Articoli</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli</link>
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 <language>it</language>
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 <title>Gli anziani e la malnutrizione</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-08-17/anziani-malnutrizione</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/verdura_2_100_1.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 5px;&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;78&quot; /&gt;Tempo fa venne da me in studio, la signora Luigina, 70 anni compiuti. Studiai il suo caso e mi resi conto di trovarmi davanti ad una vera e propria condizione di malnutrizione; cosi mi venne l’idea &lt;!--break--&gt; di scrivere questo articolo che vuole essere più che altro una piccola guida per chi si appresta ad occuparsi dell’alimentazione nell’anziano;&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;float:left;margin: 5px;&quot;&gt;
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&lt;p&gt;Gli anziani costituiscono una popolazione alquanto eterogenea; in primo luogo non è facile definire quando un individuo deve considerarsi anziano poiché esiste un’ampia variabilità tra l’età cronologica e quella fisiologica; inoltre, data la differenza stessa che si può riscontrare tra un anziano attivo ed un coetaneo sedentario, risulta difficile stabilire quali debbano essere i consumi medi giornalieri degli anziani. E’ fondamentale,quindi,personalizzare al massimo i consigli alimentari al fine di proporre un trattamento dietetico adeguato al singolo individuo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per assicurare un’alimentazione corretta nell’anziano, non si possono trascurare i problemi nutrizionali a cui si va incontro con il processo d’invecchiamento; difatti,anche se i bisogni dei nutrienti in età senile, tranne che in alcuni casi, non sono molto diversi da quelli dell’ adulto sano, e perciò,dal punto di vista &lt;img src=&quot;/files/images/anziani_250.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 5px;&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;163&quot; /&gt;qualitativo, l’alimentazione non deve differire da quella di quest’ultimo, ciò che costituisce la causa della malnutrizione sono altri fattori quali la malattia, l’isolamento, la solitudine, la vedovanza, le errate abitudini alimentari, nonché la mancanza di aiuto domestico che spesso si tramuta nella difficoltà di preparazione dei pasti.&lt;br /&gt;Inoltre, in conseguenza dei mutamenti nella composizione corporea dell’anziano la spesa energetica con l’invecchiamento cala notevolmente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma quali sono questi cambiamenti? Si parla del processo di senilizzazione dell’apparato digerente che si traduce in un’insufficienza digestiva,della riduzione della massa magra, del volume plasmatico e dell’acqua corporea e del corrispondente incremento della massa grassa;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A questa riduzione deve essere aggiunta,poi,la riduzione dell’attività fisica perciò per mantenere il bilancio energetico è necessario che l’anziano consumi meno calorie . &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La malnutrizione di Luigina, così di tante altre persone anziane,è determinata in maniera molto frequente da carenze alimentari e in particolar modo di Vitamina A e C di acido folico, di ferro e di calcio&lt;br /&gt;Gli errori alimentari sono una della cause più frequenti di questo tipo di carenze infatti la preparazione di grandi quantitativi di cibo da riscaldare in seguito e consumare nell’arco di parecchi giorni la cottura disadatta (cottura prolungata in molta acqua,temperature eccessivamente elevate etc.) le limitazioni dovute a protesi inadatte portano inevitabilmente ad una perdita di tutti gli elementi nutritivi labili tra cui le vitamine. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle persone anziane si riduce inoltre l’assorbimento intestinale del calcio, che insieme alla vitamina D e all’attività fisica è indispensabile nella prevenzione dell’osteoporosi. Per cui nel trattamento dell’alimentazione delle persone anziane non può essere trascurata l’attività fisica che deve essere sempre adeguata alle possibilità motorie individuali. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanto al ferro,minerale fondamentale per la produzione dei globuli rossi e quindi nella prevenzione della anemie un trattamento dietetico opportuno dovrebbe comprendere alimenti ricchi di questo elemento.&lt;br /&gt; Ma le persone anziane, spesso possono andare  incontro anche a carenze di tipo proteico, si consigliano a tal proposito il consumo di latte, formaggi, legumi, uova, pesce e carni magre, fonti altresì di calcio e di ferro.&lt;br /&gt;Anche l’acido folico ha,poi, la sua importanza in quanto è stata riscontrata una relazione tra la carenza di questa vitamina e l’entità di un deterioramento cerebrale; per garantire  un apporto adeguato di tale elemento  non dovrebbero mai mancare le verdure a foglia larga &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vi propongo infine le &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.inran.it/files/download/linee_guida/lineeguida_intro.pdf&quot;&gt;linee guida per una sana alimentazione &lt;/a&gt;nella popolazione anziana (INRAN Revisione 2003)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Consumare una dieta varia e appetibile;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Evitare il ricorso troppo frequente a pasti freddi,piatti precucinati o riscaldati;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Sc&lt;img src=&quot;/files/images/lineeGuida_INRAN_150.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 5px;&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;212&quot; /&gt;egliere gli alimenti sulla base delle condizioni del apparato masticatore,anche per facilitare i processi digestivi;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Evitare i pasti pesanti e frazionare l’alimentazione in più occasioni nell’arco della giornata,&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Consumare una buona prima colazione comprendente anche latte o yogurt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Conservare un peso corporeo accettabile,mantenendo il più possibile un buon livello di attività motoria;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Non abusare di condimenti grassi, di alcoolici e sale da cucina;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Ridurre i grassi animali e scegliere frequentemente pesce e carni magre;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Consumare spesso legumi, frutta e ortaggi freschi;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In conclusione, in linea generale, è bene che l’anziano controlli il proprio peso, non si fossilizzi in scelte monotone, mangi di tutto, beva frequentemente acqua nel corso della giornata, e, se possibile, svolga una regolare attività fisica; mezz’ora o un’ora al giorno a meno d’impedimenti alla deambulazione, è un’attività più che soddisfacente!!&lt;/p&gt;
</description>
 <comments>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-08-17/anziani-malnutrizione#comments</comments>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/articoli">Articoli</category>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/argomenti-articoli/salute">Salute</category>
 <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 18:14:13 +0200</pubDate>
 <dc:creator>danielapusceddu</dc:creator>
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<item>
 <title>...ma lo yogurt?</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-07-05/quale-yogurt-scegliere</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/yogurt_100.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px;&quot; height=&quot;77&quot; width=&quot;100&quot; /&gt;Qualche giorno fa, Ornella, al nostro incontro mensile, mi chiede: &lt;i&gt;&#039;dott.ssa ma lo yogurt?&#039;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Come nutrizionista, ne consiglio sempre il consumo almeno una volta al giorno, vantando i benefici di quelli &lt;!--break--&gt; magri e senza zuccheri aggiunti. Lo yogurt, infatti, è un alimento completo come il latte in quanto contiene carboidrati, proteine e grassi in proporzioni quasi ottimali, ma, a differenza di quest&#039;ultimo, è molto più digeribile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ma cos’è che rende così digeribile lo yogurt?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;I microrganismi fermentanti, &lt;i&gt;Lactobacillus bulgaricus&lt;/i&gt; e lo &lt;i&gt;Streptococcus thermophilus&lt;/i&gt; presenti in quantità elevate,&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;float:left;margin: 5px;&quot;&gt;
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&lt;p&gt;sono i responsabili del processo di scissione dello zucchero lattosio in altri 2 zuccheri: il galattosio e glucosio la cui assimilazione risulta essere molto più facile anche per soggetti che soffrono di lievi intolleranze al lattosio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Perché lo yogurt fa cosi bene?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il consumo di yogurt produce un ricambio dell’ecosistema batteriologico del nostro intestino migliorando la microflora batterica e ostacolando processi putrefattivi e fermentativi; per questo viene consigliato in casi di diarrea o per risolvere un problema di stitichezza, per malattie infiammatorie intestinali, nonchè per prevenire il cancro al colon.&lt;br /&gt;C’è da dire inoltre, che lo yogurt, se consumato insieme a fibre, cereali integrali e vitamina C che potenziano l’azione antibatterica dei fermenti, produce una fortificazione delle nostre difese immunitarie (basti pensare che almeno il 51% delle nostre difese risiede nell&#039;intestino!)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/yogurt_2_200.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 5px;&quot; height=&quot;224&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, l’acido lattico presente nello yogurt, facilita la digeribilità delle proteine e dei grassi e favorisce l’assorbimento di microalimenti come il calcio che risulta essere assorbito in maniera non adeguata soprattutto nelle donne.&lt;br /&gt;Rispetto al latte e ai formaggi, altre buone fonti di calcio, lo yogurt non contiene il lattosio eliminando i disturbi che lamentano gli intolleranti e per di più risulta essere poco calorico!!!&lt;br /&gt;Altra cosa da non trascurare è che le vitamine del gruppo B, specialmente di B12, fornite dai fermenti lattici, intervengono nel metabolismo cellulare e sono importanti per il corretto funzionamento del sistema nervoso, svolgendo un ‘azione protettiva su fegato e intestino; insomma per chi fa un uso costante di questo alimento sono&lt;br /&gt;numerosi gli effetti positivi sulla propria salute, ecco perché cerco sempre di consigliarne il consumo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanto al suo contenuto nutrizionale, questo varia a seconda del tipo di latte utilizzato ed al suo contenuto in grassi;&lt;br /&gt;per 100g di yogurt ottenuto dal latte di vacca intero i valori sono:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Carboidrati: 4,6g&lt;br /&gt;Proteine: 3,7g&lt;br /&gt;Grassi: 3,2g&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per la presenza di questi e altri elementi come vitamina PP, vitamine del gruppo B e acido pantotenico lo yogurt risulta essere un alimento adatto alla dieta di tutti i giorni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Vanno bene tutti gli yogurt? Anche quelli alla frutta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista nutrizionale il migliore di tutti è sicuramente lo yogurt intero bianco. Gli yogurts alla frutta, sono quasi sempre addizionati di zucchero, che aumentandone notevolmente l’appetibilità ci fa dimenticare quasi del tutto, che incrementiamo anche le calorie!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;E gli yogurt probiotici?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Tutti gli yogurt contengono i probiotici, microrganismi &#039;amici&#039; della flora intestinale, tant&#039;è che è a questi che ci riferiamo quando parliamo di lattobacilli e streptococchi fermentanti lo zucchero del latte.&lt;br /&gt;Spesso però le trovare pubblicitarie ci inducono verso una errata informazione, spingendoci a comprare prodotti con le medesime qualità a prezzi assolutamente più ele&lt;img src=&quot;/files/images/yogurt-bianco_250.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 10px;&quot; height=&quot;193&quot; width=&quot;250&quot; /&gt;vati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Qualche curiosità...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il suo nome parrebbe derivare  dalla parola turca &lt;i&gt;yogurmark&lt;/i&gt;, che vuol dire “mescolare con un utensile”  probabilmente in riferimento al metodo di preparazione utilizzato. Se  pensiamo alle sue origini, poi, potremo perderci nella notte dei tempi e  quella dello yogurt più che invenzione si può definire una casuale  scoperta, in quanto, dimenticato in otri ricavati dallo stomaco degli  animali da cui veniva ottenuto, il latte fu trovato cagliato e  inacidito.&lt;br /&gt;Fu il microbiologo russo Ilja Metchnikoff, dell’Istituto  Pasteur di Parigi (premio Nobel nel 1908) a scoprire il lactobacillus  responsabile della fermentazione del lattosio. Il microbiologo attribuì  la longevità delle popolazioni bulgare alla loro alimentazione  prevalentemente a base di latte fermentato e cominciò a farne un uso  smodato, presto imitato da collaboratori e conoscenti. Convinto che il  Lactobacillus fosse essenziale per mantenere la buona salute, persuase  l’imprenditore spagnolo Isaac Carasso a sviluppare tecnologie  industriali per la produzione dello yogurt. Così nel 1919,  l’imprenditore realizzo il primo stabilimento commerciale per la  produzione dello yogurt, e chiamò la sua impresa Danone, nome che porta  tutt’ora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Riferimenti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Wikipedia, enciclopedia multimediale libera&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ministero delle attività produttive&lt;br /&gt;La Gastronomia metabolica Nazario Melchionda e Giulietta Tarrini, 2007  Gedit edizioni&lt;/p&gt;
</description>
 <comments>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-07-05/quale-yogurt-scegliere#comments</comments>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/articoli">Articoli</category>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/argomenti-articoli/alimenti-qualit%C3%A0">Alimenti e qualità</category>
 <pubDate>Mon, 12 Jul 2010 12:39:40 +0200</pubDate>
 <dc:creator>danielapusceddu</dc:creator>
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 <title>Edulcoranti: pregi e difetti</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-07-05/edulcoranti-pregi-difetti</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/sugar_100.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 5px;&quot; height=&quot;67&quot; width=&quot;100&quot; /&gt;Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crescente interesse verso gli edulcoranti cioè i sostitutivi del saccarosio (lo zucchero comune)  in grado di conferire il gusto dolce agli alimenti, ma con minori effetti &lt;!--break---&gt; negativi sulla salute. Se è vero che lo zucchero è vita è altrettanto vero che un eccessivo consumo può provocare aumento di peso corporeo,  carie dentale e naturalmente non è  indicato in soggetti affetti da diabete mellito.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;float:left;margin: 5px;&quot;&gt;
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&lt;p&gt;Il dolcificante ideale deve avere almeno lo stesso potere dolcificante del saccarosio, deve essere acalorico, solubile in soluzione acquosa, incolore, inodore, privo di retrogusto amaro, a basso costo e sicuro per la salute.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Classificazione degli edulcoranti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Gli edulcoranti possono essere classificati in intensivi e calorici. Gli edulcoranti intensivi hanno elevato potere dolcificante e valore energetico nullo, sono infatti definiti a “zero calorie”. Quelli calorici hanno potere dolcificante simile al saccarosio, ma minore contenuto calorico. &lt;br /&gt;Il potere edulcorante viene calcolato assumendo il valore 1 per il saccarosio. Per l’utilizzo degli edulcoranti, in particolare di quelli intensivi, è importante considerare la DGA (dose giornaliera accettabile) cioè la quantità di sostanza espressa in mg/Kg di peso corporeo che si può assumere per tutta la vita senza rischi per la salute.&lt;br /&gt;La DGA è molto bassa per l’edulcorante saccarina (5 mg/Kg di peso corporeo) a causa degli studi controversi riguardanti la sua tossicità in quanto in passato era  stata ipotizzata una correlazione tra uso di saccarina e cancro alla vescica. La saccarina ha un potere dolcificante da 300 a 500 volte maggiore rispetto al saccarosio, è acalorica e non cariogena, stabile alle elevate temperature e con retrogusto amaro. L’utilizzo di saccarina è sconsigliato in gravidanza, durante l’allattamento e nell’infanzia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;I più diffusi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;L’aspartame&lt;/span&gt; è un edulcorante costituito dagli amminoacidi fenilalanina ed acido aspartico.  Ha  sapore simile a quello del saccarosio e uguale contenuto calorico, ma potere dolcificante di circa 200 volte maggiore con conseguente apporto calorico irrilevante. Non è stabile alle elevate &lt;img src=&quot;/files/images/sugar_free_300.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 10px;&quot; height=&quot;185&quot; width=&quot;300&quot; /&gt;temperature, quindi non adatto alla cottura, infatti a 100 gradi genera il composto tossico dichetopiperazina (DKA). Anche per l’aspartame è stata ipotizzata una possibile attività cancerogenica e in mancanza di dati certi  se ne sconsiglia l’utilizzo in gravidanza, durante l’allattamento e nei  bambini al di sotto dei 3 anni.  L’aspartame non deve essere inoltre utilizzato da soggetti affetti da fenilchetonuria, malattia genetica dovuta a deficit/assenza dell’enzima fenilalaninasi che catalizza la conversione della fenilalanina in tirosina. Il DGA per l’aspartame è di 35-40 mg/Kg di peso corporeo, mentre per il DKA è di 7.5 mg/kg peso corporeo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;L’acesulfame K&lt;/span&gt; ha un potere dolcificante di circa 200 volte maggiore del saccarosio ed è acalorico. E’ stabile al calore e può perciò essere utilizzato per la cottura. Ha retrogusto amaro, non è metabolizzato dall’organismo e viene eliminato tal quale nelle urine. La DGA per l’acesulfame k  è di 9 mg/kg di peso corporeo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;I ciclammati&lt;/span&gt; (sali di sodio e di calcio dell’acido ciclamico) hanno potere dolcificante di 30-80 volte superiore a quello del saccarosio, sono acalorici e acariogeni. Non  vengono metabolizzati, ma trasformati dalla flora intestinale in cicloesilamina, sostanza potenzialmente tossica.. Anche per i ciclammati alcuni studi hanno evidenziato effetti cancerogeni e se ne sconsiglia inoltre  l’utilizzo in gravidanza, durante l’allattamento e nei bambini. La  DGA per i ciclammati è di 11 mg/kg di peso corporeo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra i dolcificanti calorici quelli più utilizzati a livello industriale soprattutto per gomme da masticare e caramelle  sono i &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;polialcoli o polioli&lt;/span&gt; (es. sorbitolo, xilitolo, mannitolo). I polioli  sono naturalmente presenti in natura, ma per l’uso industriale vengono sintetizzati a partire da mono e disaccaridi. Sono assorbiti in modo incompleto a livello intestinale tramite diffusione passiva e  per tale motivo un uso eccessivo può avere  effetti lassativi (minori  per lo xilitolo). I polioli subiscono un metabolismo indiretto essendo fermentati dalla flora batterica intestinale con conseguente minor apporto energetico  rispetto agli zuccheri che subiscono metabolismo diretto  (sorbitolo : 2.6 Kcal/g, xilitolo: 2.4 Kcal/g,  mannitolo: 1.6 Kcal/g). Non favoriscono lo sviluppo di carie dentaria in quanto non vengono fermentati dalla flora batterica e in particolare lo xilitolo sembra selezionare nel tempo un tipo di flora batterica meno cariogena.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche il &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;fruttosio&lt;/span&gt; noto come levulosio  è  sempre più utilizzato come sostituto del saccarosio  per il più alto potere edulcorante, il basso indice glicemico e la minore cariogenicità. Ind&lt;img src=&quot;/files/images/sugar2_250.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 10px;&quot; height=&quot;147&quot; width=&quot;250&quot; /&gt;ustrialmente il fruttosio si ottiene sottoforma di sciroppo dal glucosio contenuto nell’amido di mais (HFCS) e rappresenta il dolcificante utilizzato nella maggior parte delle bevande e dei succhi di frutta. &lt;br /&gt;Particolare attenzione va posta nell’utilizzo di  HFCS nei soggetti diabetici, in quanto si è  visto che questo zucchero se assunto in eccesso può portare ad alterazioni del metabolismo lipidico in particolare ad aumento dei livelli plasmatici di trigliceridi, ma anche insulino-resistenza, accumulo di grasso a livello del fegato e del muscolo scheletrico. Questi effetti che si osservano comunque nelle  diete ad elevato apporto calorico, potrebbero determinare lo sviluppo della sindrome metabolica.&lt;/p&gt;
</description>
 <comments>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-07-05/edulcoranti-pregi-difetti#comments</comments>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/articoli">Articoli</category>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/argomenti-articoli/salute">Salute</category>
 <pubDate>Mon, 05 Jul 2010 17:47:14 +0200</pubDate>
 <dc:creator>Mariateresa Grosso</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">438 at http://www.nutrizioneumana.it</guid>
</item>
<item>
 <title>Intolleranze e allergie: c&#039;è differenza?</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-06-18/intolleranze-allergie-c%C3%A8-differenza</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/orzo_100.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 5px;&quot; height=&quot;61&quot; width=&quot;100&quot; /&gt;Sempre piu’ spesso si sente parlare di allergie e intolleranze di tipo alimentare, ma molte volte le due situazioni vengono erroneamente confuse o addirittura sovrapposte.&lt;br /&gt;La maggior parte dei soggetti è in grado di mangiare una estesa varietà di cibi senza alcun problema, tuttavia una piccola parte può presentare, in risposta all’ingestione di determinati alimenti, delle reazioni avverse che possono andare dalla semplice eruzione cutanea fino anche a risposte allergiche di grave entità&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;float:left;margin: 5px;&quot;&gt;
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&lt;p&gt;La reazione negativa al cibo è spesso erroneamente definita allergia alimentare. In molti casi è provocata da altre cause come un’intossicazione alimentare di tipo microbico, un’avversione psicologica al cibo o un’intolleranza ad un determinato ingrediente di un alimento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’allergia alimentare è una forma specifica di intolleranza ad alimenti o a componenti alimentari che attiva il sistema immunitario. Un allergene innesca una catena di reazioni del sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi. Gli anticorpi determinano il rilascio di sostanze chimiche organiche, come l’istamina, che provocano vari sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno. Le allergie agli alimenti o ai componenti alimentari sono spesso ereditarie &lt;img src=&quot;/files/images/nutrigenetica_250.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 5px;&quot; height=&quot;186&quot; width=&quot;250&quot; /&gt;e vengono in genere diagnosticate nei primi anni di vita. L’intolleranza alimentare coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da quanto affermato sopra, quindi, la sostanziale distinzione tra le due reazioni è il coinvolgimento o meno del sistema immunitario.&lt;br /&gt;Attualmente la medicina convenzionale ha evidenziato intolleranze solo nei casi del lattosio e del glutine (celiachia). &lt;br /&gt;A tutt&#039;oggi non esiste una causa dimostrata e da tutti accettata sulla natura delle intolleranze e ciò è fonte di gravi contraddizioni e di posizioni scientificamente prive di valore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il campo delle intolleranze alimentari è in continua evoluzione e secondo chi opera con le intolleranze, il 40-50% della popolazione ne sarebbe afflitto, secondo la scienza ufficiale non più del 5-10% avrebbe disturbi dovuti alle intolleranze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esistono vari tipi di test che affermano di poter identificare la presenza di intolleranze alimentari, la problematica è che purtroppo ad oggi non esiste ancora nessuna evidenza scientifica sulla reale efficacia di tali metodiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il campo di applicazione più  ampio di tali test e quello del dimagrimento: chi lavora nell’ambito delle intolleranze alimentari afferma che esistono certi alimenti che per qualche motivo risultano intolleranti al soggetto e che tendono, assumendoli, a farlo ingrassare. Il discorso qui diventa abbastanza interessante poiché il principio che affermano cerca di “capovolgere” la fisiologia del nostro organismo in quanto:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;abbiamo detto che le intolleranze sono reazioni avverse e che quindi in quanto tali rappresentano per noi un vero e proprio dispendio energetico;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;essendo intolleranti non dovremmo riuscire a digerire l’alimento che quindi non rappresenterebbe piu’ un carico calorico.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Dicendo questo capiamo bene che, quindi, se risultassimo davvero intolleranti a determinati alimenti, per assurdo, dovremmo preferire nella nostra alimentazione, a scopo di perdere peso, proprio tal&lt;img src=&quot;/files/images/intolleranze-alimentari_300.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 5px;&quot; height=&quot;199&quot; width=&quot;300&quot; /&gt;i alimenti e non il contrario come tanto decantato da questi professionisti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un ulteriore rischio, che viene molte volte sottovalutato, è che la privazione totale di determinati alimenti o a volte addirittura ti classi di alimenti, a cui in base a questi pseudo-test si risulterebbe essere intolleranti,  esporrebbe il soggetto a delle carenza nutrizionali che in alcuni casi potrebbe sfociare in veri e propri stati patologici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Concludendo, dato che nella quasi totalità questi test vengono effettuati per la voglia di perdere peso, dobbiamo sempre ricordare che per tornare in forma e buttare via i chili di troppo l’unica strada da seguire è la corretta alimentazione e l’attività sportiva e non bisogna mai affidarsi a metodiche e test che non abbiamo dalla loro parte evidenza scientifiche che ne dimostrino la reale efficacia.&lt;/p&gt;
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 <comments>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-06-18/intolleranze-allergie-c%C3%A8-differenza#comments</comments>
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 <pubDate>Fri, 18 Jun 2010 22:05:35 +0200</pubDate>
 <dc:creator>DaniloTrentin</dc:creator>
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 <title>Corsa: consigli per allenarsi al meglio</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-05-20/corsa-jogging-consigli-allenarsi</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/running_100.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;101&quot; /&gt;La corsa è  il primo dei gesti sportivi che impariamo dalla nascita, ma pur essendo un gesto abbastanza semplice ed innato, risulta comunque essere quello più impegnativo dei tre sport aerobici per eccellenza (nuoto, ciclismo e, appunto, corsa). Per esercizio aerobico intendiamo quell’attività di intensità medio-bassa che permette al sistema cardiovascolare di rifornire i distretti muscolari di una quantità sufficiente di ossigeno tale da permettere di protrarre nel tempo l’esecuzione del movimento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella corsa si distinguono le gare di sprint (fino ai 400 m), di mezzofondo veloce (fino ai 1.500 m), di mezzofondo lungo (fino ai 5.000 m) e di fondo (oltre i 5.000 m).&lt;/p&gt;
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&lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt;&lt;!--
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&lt;p&gt;Dal punto di vista salutistico le gare di sprint e di mezzofondo veloce non sono interessanti poiché si tratta di gare in cui la componente anaerobica è più importante di quella aerobica. La corsa che fa veramente bene alla salute è quella di resistenza, con distanze comprese tra i 5.000 e i 10.000 metri. Distanze superiori sono consigliate solo ai runner specialisti con un fisico adatto (peso ottimizzato e distanza critica maggiore di 60 km la settimana). La maratona (42,195 km) è una disciplina affascinante, ma che non dovrebbe mai essere considerata con un &quot;must&quot; da raggiungere per ogni runner, come purtroppo accade regolarmente. Non tutti possono sopportare i km di allenamento necessari per correre una maratona in sicurezza, dove è molto facile incappare in inutili infortuni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La corsa di resistenza (distanze superiori ai 1.500 m) si caratterizza per una richiesta di forza muscolare abbastanza bassa (un maratoneta sviluppa una forza pari al 20% della forza massima durante la corsa), e da un tipo di carico alternato concentrico ed eccentrico. Quando la gamba tocca terra, i muscoli quadricipiti si contra&lt;img src=&quot;/files/images/woman_running_landscape_350.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 5px;&quot; width=&quot;350&quot; height=&quot;233&quot; /&gt;ggono mentre si allungano (la gamba si flette e i quadricipiti &quot;frenano&quot; il piegamento) e lo stesso fanno quelli della parte posteriore della coscia, frenando la flessione dell&#039;anca; durante la fase di spinta gli stessi muscoli agiscono in modo concentrico, cioè si contraggono mentre si accorciano. &lt;br /&gt;Lo sforzo eccentrico, unito alla grande sollecitazione a cui sono soggette le articolazioni rendono la corsa l&#039;attività di gran lunga più traumatica e quella più dispendiosa: nella corsa si può arrivare ad un consumo vicino alle 1.000 kcal l&#039;ora, un atleta allenato in genere arriva facilmente a 800 kcal/h. &lt;br /&gt;Il consumo calorico dalla corsa si calcola, a grandi linee, con la formula: &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Calorie consumate: distanza percorsa in Km * peso Corporeo &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal punto di vista alimentare la corsa non richiede un particolare tipo di dieta o una particolare integrazione, ma l’alimentazione indicata è quella che rispecchia tutte le linee guida di una sana e corretta alimentazione con l’aggiunta calorica relativa al dispendio che otteniamo nell’eseguire l’attività nel caso in cui consideriamo soggetti normopesi, o al netto della suddetta quota calorica se consideriamo soggetti sovrappeso che ricerca il peso forma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il modello più adatto quindi di dieta per il runner è quello che porta a:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;raggiungere e conservare il proprio peso forma;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;ripristinare e utilizzare nel miglior modo le scorte energetiche;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;soddisfare il giusto anabolismo muscolare (crescita muscolare);&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;coprire l’aumento fabbisogno di micronutrienti. &lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Alcuni errori classici da evitare sono:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;eccesso di consumo di integratori glucidici e salini: durante la corsa le perdite di liquidi possono essere tranquillamente reintegrata con la semplice acqua;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;eccesso di consumo di carboidrati prima di una gara per aumentare le scorte di glicogeno (carico di carboidrati): questa pratica è ormai obsoleta in quanto le scorte di g&lt;img src=&quot;/files/images/cheesecke_250.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 5px;&quot; width=&quot;250&quot; height=&quot;202&quot; /&gt;licogeno possono essere aumentate esclusivamente con l’aumento di massa muscolare. I carichi pre-gara possono solamente condurre ad un eccesso calorico che viene tradotto in aumento del peso e quindi un alterazione negativa della prestazione; &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;ricerca di diete e alimenti alternativi che possano migliorare la prestazione: come affermato in numerosi studi la classica dieta mediterranea con il giusto ed equilibrato apporto di macro e micro nutrienti è sicuramente la più adatta per raggiungere le migliori prestazioni di un’attività aerobica come la corsa.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Concludendo possiamo affermare che la corsa è piacere, gioia, conoscenza, momento di crescita, costrizione e monotonia alimentare, eccessi, ricerca di aiuti che non esistono (e non parliamo di doping), non possono sicuramente andare d’accordo con queste sensazioni.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sun, 16 May 2010 22:31:13 +0200</pubDate>
 <dc:creator>DaniloTrentin</dc:creator>
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 <title>In cura con farmaci: attenzione a ciò che mangi</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2010-04-25/cura-con-farmaci-attenzione-ci%C3%B2-che-mangi</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/drugs2_100_0.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 5px;&quot; width=&quot;97&quot; height=&quot;100&quot; /&gt;Gli alimenti possono interferire sulle fasi di assorbimento, distribuzione, biotrasformazione ed eliminazione del farmaco (interazioni farmacocinetiche) o sul meccanismo d’azione (interazioni farmacodinamiche). Le interazioni a più alto rischio sono quelle che riguardano farmaci con  indice terapeutico basso come farmaci anticoagulanti,&lt;!--break--&gt; ipoglicemizzanti orali, ipolipemizzanti, beta bloccanti, digitalici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’alimento può aumentare o ridurre l’attività del farmaco, ma anche il farmaco può influenzare la biodisponibilità dei nutrienti. &lt;br /&gt;Le interazioni che riguardano l’assorbimento di farmaci assunti per via orale avvengono nel tratto gastrointestinale. La dissoluzione dei farmaci avviene per lo più a livello gastrico mentre l’assorbimento avviene soprattutto nel piccolo intestino per l’ estensione della superficie assorbente, l’elevato flusso ematico e l’alta permeabilità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La biodisponibilità orale (cioè la percentuale della dose somministrata che effettivamente entra nella circolazione sistemica e che si distribuisce in tutto l’organismo) e la velocità di assorbimento di un farmaco sono influenzati da vari fattori quali lo stato funzionale dell’apparato gastrointestinale, la velocità di transito intestinale, lo stato fisico e la composizione del contenuto.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;I farmaci e gli alimenti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Quando si assume un farmaco è  importante considerare le variazioni dovute alla contemporanea presenza di cibo nel lume intestinale cioè se somministrare il farmaco con o lontano dai pasti in quanto ciò può influenzare sia la velocità di assorbimento del farmaco che la sua biodisponibilità. A tal scopo bisogna tenere conto che a &lt;img src=&quot;/files/images/drugs3_250.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin-left: 7px; margin-right: 7px; margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;&quot; width=&quot;250&quot; height=&quot;203&quot; /&gt; digiuno l’assorbimento del farmaco è più rapido, mentre la presenza di cibo, allungando il tempo di svuotamento gastrico,ne riduce la velocità di assorbimento rallentando e spesso diminuendo l’effetto terapeutico.   &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il flusso ematico intestinale è  il fattore limitante l’assorbimento di molti farmaci (eccetto quelli molto idrofili e di grandi dimensioni ) e varia a seconda della presenza  e del tipo di cibo  nel lume intestinale: per esempio liquidi ricchi di proteine  aumentano il flusso ematico nel territorio splancnico, mentre liquidi ricchi di carboidrati lo riducono. Anche l’aumento del pH può accelerare lo svuotamento gastrico a digiuno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La maggior parte degli antibiotici dovrebbe essere assunta lontano dai pasti, come per esempio le penicilline il cui assorbimento varia notevolmente a seconda del tipo e dipende dalla stabilità in ambiente acido e dal legame alle proteine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre alcuni cationi bi e trivalenti quali calcio, magnesio, ferro e alluminio tendono a legarsi ai farmaci formando dei complessi non assorbibili. E’ questo il caso dei fluorochinoloni, ma anche  delle tetracicline  il cui assorbimento è limitato dalla chelazione da parte di tali cationi  presenti in latte e latticini, da antiacidi e da un pH alcalino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La concomitante assunzione di cibo riduce la velocità di assorbimento e la biodisponibilità  orale  della Levodopa (farmaco utilizzato nel Morbo di Parkinson).  Inoltre alcuni aminoacidi introdotti con la dieta competono a livello intestinale  con il farmaco per i sistemi di trasporto attivo riducendone l’assorbimento. E’ perciò importante assumere il farmaco a stomaco vuoto ed evitare i pasti iperproteici in corso di terapia con Levodopa. Anche il ferro può ridurre l’assorbimento di Levodopa. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’assorbimento di fibrati e statine risulta più completo e rapido in associazione con il cibo, così come per la griseofulvina il cui assorbimento è inoltre facilitato da cibi ricchi di grassi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molti altri farmaci devono essere assunti a stomaco pieno a causa della loro gastrolesività come gli antinfiammatori non steroidei (Fans) e i sali di ferro. La gastrolesività dei Fans è dovuta all’inibizione della biosintesi delle prostaglandine  che sono mediatori dell’infiammazione, ma hanno una funzione citoprotettiva a livello gastrico. L’azione gastrolesiva dell’acido acetilsalicilico può essere  dovuta oltre che all’inibizione delle prostaglandine, anche all’irritazione della mucosa da parte della compressa non completamente sciolta  e all’assorbimento di salicilato nella forma non ionizzata favorita dall’ambiente acido dello stomaco. L’ibuprofene sembra essere il Fans a minore tossicità gastrointestinale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cibi ad alto contenuto di fibre in corso di terapia con digossina riducono l’assorbimento del farmaco. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/cavolo.gif&quot; style=&quot;float: left;&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;300&quot; /&gt;Anche i micronutrienti possono interagire tra loro: dosi elevate di vitamina C e vitamina E riducono l’assorbimento rispettivamente di vitamina B12 e vitamina K .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I farmaci si trovano in circolo liberi o legati a proteine plasmatiche, in particolare all’albumina. L’albumina costituisce circa il 50% delle proteine plasmatiche e lega molti anioni organici quali acidi grassi liberi, penicilline, salicilati, barbiturici e vitamina C. Una dieta ricca in grassi può portare uno spiazzamento (competizione per lo stesso sito di legame) del farmaco alla proteina plasmatica con aumento della quota libera e quindi della sua attività farmacologica. Inoltre  una dieta a ridotto contenuto proteico riduce la quantità di aminoacidi necessari per  la sintesi di albumina ed altre proteine plasmatiche.&lt;!--pagebreak--&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;I farmaci nel fegato&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La biotrasformazione dei farmaci avviene principalmente nel fegato attraverso reazioni di tipo enzimatico che per la maggior parte dei casi avvengono  in due fasi.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;La fase I (fase di funzionalizzazione) comprende reazioni di ossidazione, riduzione, idrolisi, idratazione che inseriscono o mettono in evidenza  nel substrato nuovi  gruppi funzionali di legame. &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Le reazioni di fase II prevedono la coniugazione di questi composti con molecole (solfatazione, acetilazione, metilazione etc) al fine di renderli più idrosolubili e di conseguenza facilmente eliminabili. &lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Farmaci e nutrienti metabolizzati dagli stessi sistemi enzimatici possono interagire tra loro. L’inibizione degli enzimi metab&lt;img src=&quot;/files/images/health_200.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 5px;&quot; width=&quot;250&quot; height=&quot;229&quot; /&gt;olizzanti causa un aumento dei livelli plasmatici del farmaco il cui metabolismo è inibito con conseguenti effetti tossici.  Il Citocromo P-450 , il più importante sistema enzimatico delle reazioni di fase I, catalizza l&#039;ossidazione di molti farmaci e numerose interazioni farmacocinetiche sono causate dall’ inibizione di questo citocromo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le Furonocumarine contenute nel succo di pompelmo hanno un’azione inibitoria sul CYP3A4, isoenzima del  citocromo  p450. Importante è l’interazione tra succo di pompelmo e antistaminici quali la terfenadina e astemizolo, e antipsicotici quali  pimozide metabolizzati dal CYP3A4.  Il conseguente aumento delle concentrazioni plasmatiche di tali farmaci può portare ad aritmie ventricolari spesso fatali. Il succo di pompelmo interagisce inoltre con statine, calcio-antagonisti, con l’antiepilettico carbamazepina, con molte benzodiazepine etc.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una dieta a basso contenuto di acidi grassi essenziali in particolare di acido linoleico può ridurre il metabolismo di farmaci quali etilmorfina e esobarbital, mentre una dieta ricca di carne arrostita può aumentare il metabolismo della fenacetina a livello intestinale a causa di  induttori del citocromo P4501A1  che si formano per rottura degli aminoacidi soprattutto triptofano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&#039;assunzione di cibi ricchi in tiramina (formaggi stagionati, vino rosso, fegato di bovino etc.) in pazienti trattati con inibitori delle monoaminossidasi (IMAO) provoca gravi crisi ipertensive. Le MAO infatti sono deputate alla degradazione di neurotrasmettitori  ma anche della tiramina di origine alimentare. La tiramina non metabolizzata può accumularsi raggiungendo concentrazioni plasmatiche tossiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Importante nella modulazione del metabolismo dei farmaci è lo stato nutrizionale. Il deficit di minerali  quali calcio, rame, ferro, magnesio e zinco  può avere come conseguenza la riduzione delle reazioni di ossidazione catalizzate dal citocromo  P450 e delle reazioni di riduzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/pompelmo.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 7px;&quot; width=&quot;225&quot; height=&quot;300&quot; /&gt;Il deficit di vitamine C, E e del gruppo B può avere come conseguenza la  riduzione della sintesi di cofattori necessari per le reazioni di fase II   per  alterazione dello stato energetico e redox delle cellule. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il rene è l&#039;organo principale deputato all&#039;eliminazione dei farmaci. Il pH urinario influenza l’eliminazione di molti farmaci. I cambiamenti del pH urinario aumentano la quantità di farmaco ionizzato con conseguente variazione della sua liposolubilità e pertanto della sua capacità ad essere riassorbito, facilitandone l’eliminazione. Una dieta alcalinizzante (per es. ricca di verdure e povera di carne) favorisce quindi l’eliminazione di farmaci acidi (barbiturici, sulfamidici, aspirina) mentre una dieta acidificante (es. ricca di carne) favorisce l’eliminazione di farmaci basici (anfetamine, trimetoprim).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le interazioni farmacodinamiche riguardano il meccanismo d’azione. Se il nutriente interagisce con il recettore può aumentare o ridurre la risposta del recettore al farmaco.  Se farmaco e nutriente hanno effetti simili, si possono avere fenomeni di sommazione, addizione o sinergismo. Al contrario se hanno effetti opposti si può avere una ridotta risposta al farmaco, si parla in questo caso di antagonismo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cibi  ricchi in vitamina K (broccoli, avocado, verdure a foglie verdi, fegato bovino) inibiscono l&#039;attività degli anticoagulanti orali poiché la vitamina K antagonizza l&#039;effetto del farmaco aumentando la sintesi dei fattori di coagulazione. Anche elevate dosi di vitamina E possono interagire con  anticoagulanti orali, aumentando  il rischio di emorragia per un effetto &lt;img src=&quot;/files/images/broccoli-200.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 7px;&quot; width=&quot;307&quot; height=&quot;200&quot; /&gt;additivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’alcol può interagire con la maggior parte dei farmaci, riducendone  o aumentane gli effetti. Particolarmente pericolosa è l’associazione alcool- psicofarmaci. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I tiocianati contenuti per esempio nei broccoli inibiscono la captazione dello iodio da parte della tiroide mediante una inibizione competitiva per i meccanismi di trasporto dello ioduro, potenziando l’azione dei farmaci antitiroidei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’utilizzo del sale iposodico in corso di terapia con Ace inibitori può causare  iperkaliemia e in corso di terapia con litio può causare incremento della litiemia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche i farmaci possono alterare la biodisponibilità dei nutrienti, influenzandone  l’assorbimento ed il metabolismo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La colestiramina, resina a scambio ionico utilizzata nel trattamento dell’ipercolesterolemia  lega le vitamine liposolubili  A, D, K riducendone l&#039;assorbimento e  può aumentare l&#039;escrezione urinaria di calcio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La cimetidina (farmaco antiulcera,antagonista dei recettori H2) e l’orlistat (farmaco antiobesità) riducono l’assorbimento di vitamina D.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli antiacidi riducono l’assorbimento di ferro e vitamina B12&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I contraccettivi orali  riducono i livelli di folati, vitamina B12, A ed E.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I barbiturici e la fenitoina, utilizzati per il trattamento dell’epilessia , portano ad un aumento del metabolismo di folati, vitamina D e K.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Bibliografia&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;Bertram G. Katzung. Farmacologia generale e clinica. 3° ed.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Goodman and Gilman’s. Hardman JG et al. The pharmacological basis of therapeutics. 1996.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Quinn D.I. Day RO., Drug interactions of clinical importance: an updated guide. Drug Safety.1995.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Wolfe MM et al. Gastrointestinal toxicity of non steroidal antiinfiammatory drugs.2000. &lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
</description>
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 <pubDate>Sun, 25 Apr 2010 21:50:57 +0200</pubDate>
 <dc:creator>Mariateresa Grosso</dc:creator>
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