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 <title>Articoli</title>
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 <title>Sono quì con te: allattamento al seno e attaccamento</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2012-01-20/allattamento-al-seno-attaccamento</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/allattamento4_100.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 3px;&quot; height=&quot;70&quot; width=&quot;100&quot; /&gt;&lt;i&gt;“… appena c’era da vedere qualcosa di bello, subito essa era impaziente di mostrarlo a lui; sorgeva la luna, e subito lei correva a prenderlo in braccio, per portarlo davanti alla finestra dicendogli: ”Carminiè, guarda. Guarda la luna”.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--break--&gt;Elsa Morante, L’isola di Arturo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nascita di un bambino porta nella vita di ogni coppia o famiglia la messa in opera di alcune modalità di riequilibrio che chiamano in causa ogni suo membro. Ma la necessità di un ri-equilibrio, il cambiamento più grande, spetta alla mamma che deve prendersi cura del suo bambino, che prima portava dentro di sé e che ora ha tra le sue braccia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’allattamento rappresenta dal punto di vista psicologico il momento più importante affinché questo equilibrio abbia luogo, inizi il suo cammino. Si viene così a creare un &lt;i&gt;continuum&lt;/i&gt; dal concepimento alla nascita che donerà alla madre la gioia di viversi la propria creatura e al bambino di trovare una buona base di attaccamento su cui poi strutturare la sua vita futura. &lt;br /&gt;Ma questo come può accadere? Ebbene così come nella vita intrauterina alla nascita è la madre che crea quello che Winnicott chiama &lt;i&gt;Holding&lt;/i&gt;, ovvero ambiente. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma come può la madre creare questo forte legame con il proprio bambino anche solo e semplicemente allattando? &lt;br /&gt;Proviamo allora ad osservare una madre che allatta. Il comportamento materno che assume vede un &lt;i&gt;pattern&lt;/i&gt; (schema) di attività e pausa che è assolutamente e totalmente complementare a quello che ha il neonato. Kaye a conferma di tutto questo afferma che le fasi attive che riguardano il neonato e la sua suzione viene organizzata in 4-10 suzioni, subito seguite da una pausa della medesima durata. &lt;img src=&quot;/files/images/allattamento_2_300_0.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 10px;&quot; height=&quot;264&quot; width=&quot;300&quot; /&gt;Di conseguenza la madre diventa passiva nelle fasi di suzione del bambino e attiva nelle fasi di passività dello stesso, è proprio nell’alternarsi, in questa piccola danza di sguardi tra madre e bambino che ritroviamo il &lt;i&gt;baby talk&lt;/i&gt;. È da qui che parte e continua il legame di attaccamento che la madre inizia ad instaurare con neonato. Il funzionamento è molto semplice perché come ci ha illustrato Kaye madre e bambino rispettano il proprio &lt;i&gt;turn taking&lt;/i&gt;, ovvero il turno di parola, nel rispetto dei tempi di entrambi. Quello che a ciascuna madre e anche a ciascun osservatore salta subito in evidenza è che questo meccanismo non è stato insegnato a nessuno dei due, in nessun modo, ma fa parte di quel nostro bagaglio innato che ci portiamo dietro fin dalla nascita. Caratteristica fondamentale del &lt;i&gt;baby talking&lt;/i&gt; è la semplicità che in modo assolutamente spontaneo utilizza la madre; frasi semplici con pochi aggettivi che comprendono semplicemente soggetto verbo è l’oggetto che in quel momento si vuole mettere in evidenza come ad esempio:- Eva vuole pappa?- ; - Emma ha fame?-. il verbale viene sempre accompagnato dal non verbale, sguardi, sorrisi che la madre fa al proprio neonato e viceversa. Anche il tono della voce appare diverso nel momento in cui la madre si confronta con il neonato, l’intensità risulta molto più dolce e delicata quasi percettibile priva di qualsiasi elemento acuto e molto altalenante nel suo andamento. &lt;br /&gt;Tutto questo meccanismo di scambio, soprattutto durante l’allattamento permette di dare il giusto approccio per un buon legame di attaccamento alla madre e un buon inizio viaggio in questo nuovo mondo al bambino, in quanto la sua funzione non sarà solo quella ludica e di legame, ma con la crescita del neonato gli permetterà di ricevere dalla propria famiglia e figura di riferimento il giusto supporto, sostegno e rinforzo aiutandolo a compiere le proprie azioni e fare le proprie scelte in modo assolutamente sicuro. Serviranno quasi a completamento inconscio di ciò che stanno facendo. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco come un piccolo insieme di gesti, assolutamente spontanei sarà di fondamentale supporto ai nostri bambini fornendo loro una buona base di autostima e fiducia in sé stessi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Kaye K., Fogel A., The temporal structure of face to face communication between mother and infants, Dev Psich 16, 454-464, 1980.&lt;br /&gt;Winnicott Donald W., Sviluppo affettivo e ambiente, Armando Editore, Roma, 2007.&lt;/p&gt;
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 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/articoli">Articoli</category>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/argomenti-articoli/psicologia">Psicologia</category>
 <pubDate>Fri, 20 Jan 2012 12:26:25 +0100</pubDate>
 <dc:creator>elvira orrico</dc:creator>
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 <title>La storia dell&#039;omino Pan di zenzero</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2011-12-11/omino-pan-di-zenzero-gingerbread-man</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/gingerbread_man.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px; margin-top: 6px; margin-bottom: 6px;&quot; height=&quot;99&quot; width=&quot;110&quot; /&gt;Dietro ogni buona favola che si rispetti, si nasconde una morale che insegna a piccoli e grandi qualcosa di utile, qualcosa di cui far tesoro e da spendere nella vita di tutti i giorni. E tra le tante, mi piace pensare molto alla favola di Cappuccetto rosso, alla storia di questa ingenua  &lt;!--break--&gt; bambina che nel bosco si ferma a parlare col lupo cattivo al quale racconta tutti i fatti suoi e che, in cambio, alla prima occasione non perde tempo per fare fuori lei e le persone che ama. Sì, perchè in genere chi vuole ferirti, sa che può farlo ancora di più quando attacca le persone a cui tieni, quando tocca ciò che di più caro hai. E la vita insegna che il lupo cattivo si nasconde, potenzialmente, in ogni persona che si incontra nella propria strada, e non sempre è facile riconoscerlo perché sa camuffarsi benissimo nel volto buono di un amico, nel sorriso affabile di un collega, nella porta aperta di una vicina, e appena può, attacca e azzanna senza pietà. E non ti lascia neppure il tempo di respirare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo sotto Natale e presto ci ritroveremo presto a fare il bilancio di fine anno, e non mi riferisco assolutamente a quello economico (anche se le ultime manovre finanziarie ci fanno auspicare per il peggio!),  e credo che la favola di Cappuccetto rosso non sia proprio a tema, così ho pensato di raccontare un&#039;altra storiella, lasciando, ad ognuno la libertà di interpretare, in base al proprio vissuto e alla propria coscienza, la morale del racconto di seguito riportato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;La storia dell&#039;omino Pan di zenzero&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;C&#039;era una volta una vecchietta che viveva in un casolare. Un giorno realizzò un omino di pan di zenzero con ribes al posto degli occhi  e le ciliegie come bottoncini per la camicina. Quasi a cottura ultimata, la donnina sentì una vocina provenire dal buio forno “&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Mammina, mammina, che caldo che fa qui… prendimi e fammi uscire!”. La donna si intenerì e prese tra le braccia il caldo omino, che  una v&lt;/i&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/gingerbread_man2.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 10px;&quot; height=&quot;214&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;i&gt;olta fuori, cominciò a correre e a saltellare per tutta la casa “&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Corri pure, tanto non mi prendi, io sono l&#039;omino di pan di zenzero!&quot;.  Correndo corr&lt;/i&gt;&lt;i&gt;endo, saltò fuori dalla finestra e si allontanò dalla casetta, abband&lt;/i&gt;&lt;i&gt;onando per sempre la vecchietta.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Per strada incontrò un maiale che lo guardò con aria gioiosa &quot;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Vieni omino, vieni che voglio mangiarti&quot; ma l&#039;omino sempre correndo, rispose &quot;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Corri pure, tanto non mi prendi, io sono l&#039;omino di pan di zenzero!&quot;.&lt;br /&gt;Nella sua fuga l&#039;omino, incontrò una  mucca che, non ap&lt;/i&gt;&lt;i&gt;pena lo vide, cominciò a rincorrerlo &quot;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Fermati omino, fermati che voglio mangiarti&quot;  ma lui sempre correndo e saltellando canticchiava “&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Corri pure tanto non mi prendi, io sono l’omino di pan di zenzero”.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Alla mucca ed al maiale si unì più avanti anche un cavallo, intenzionato anche lui a mangiare l&#039;omino &quot;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Fermati omino, fermati, che voglio mangiartio io!&quot; e l&#039;omino ridacchiando urlò “&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Correte, correte più che potete, tanto non mi prendete, io sono l’omino di pan di zenzero!“&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Soddisfatto per essere stato più veloce e scaltro degli altri, cominciò a ridere e ridere, finché giunse lungo le sponde di un fiume &lt;/i&gt;&lt;i&gt;&quot;Oh no!&quot; gridò, &lt;/i&gt;&lt;i&gt;&quot;A&lt;/i&gt;&lt;i&gt;desso mi prenderanno!&quot;, quando, uscì da dietro un cespuglio una giovane volpe &quot;S&lt;/i&gt;&lt;i&gt;e vuoi posso aiutarti io ad attraversare il fiume, così riuscirai a scappare&quot;, l&#039;omino, inizialmente fu sorpreso da tale bontà e con aria &lt;/i&gt;&lt;i&gt;dubbiosa esclamò &quot;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Non vorrai &lt;/i&gt;&lt;i&gt;mica mangiarmi?&quot; e la volpe ridacchiò &quot;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Scherzi? Voglio solo aiutarti!&quot;. Così, nonostante il dubbio, decise di fidarsi della buona fede della volpe, salendo, inizialmente sulla sua coda, ma quando fu a metà del fiume cominciò a bagnarsi &quot;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Oh no, adesso mi scioglierò!&quot; cominciò ad urlare. &lt;br /&gt;Allora la volpe gli consigliò di salire sul suo dorso &quot;Omino, sali sali, così non ti bagnerai!&quot; e appena dopo qualche metro, furbamente aggiunse &quot;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Omino, sei troppo pesante. Sono stanca. Vai sul mio naso&quot;. &lt;br /&gt;L&#039;omino di pan di zenzero, oramai sicuro del buon cuore della volpe, passò sul suo naso così come la stessa gli aveva proposto. Ma non appena raggiunto l&#039;altro lato del fiume,&lt;/i&gt;&lt;i&gt; la volpe&lt;/i&gt;&lt;i&gt; fece una scrollata che bastò a gettare in aria l&#039;omino, il quale rotolò alto in cielo e in men che non si dica, finì dritto dritto nella bocca della cara, amichevole volpe.&lt;br /&gt;In un solo &#039;Gnamme&#039;, finì la fuga del piccolo omino di pan di zenzero.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E giusto per rimanere in tema di nutrizione, vi propongo la mia ricetta (e credo sia meglio, almeno in questa occasione, tralasciare le calorie) per preparare profumatissimi e gustosissimi biscotti di pan di zenzero da regalare, da appendere all&#039;albero o semplicemente da gustare accanto una caldissima tazza di te o di tisana agli agrumi aromatizzata con una spruzzata di cannella.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Biscotti Pan di zenzero:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;400g farina di tipo 00&lt;br /&gt;150g burro ammorbidito a temperatura ambiente&lt;br /&gt;1 cucchiaino di bicarbonato&lt;br /&gt;100g zucchero&lt;br /&gt;150g di miele&lt;br /&gt;1 cucchiaio di zenzero&lt;br /&gt;1/2 cucchiaio di cannella&lt;br /&gt;1/2 cucchiaino di chiodi di garofano &lt;br /&gt;1/2 cucchiaino di noce moscata&lt;br /&gt;1 uovo&lt;br /&gt;1 pizzico di sale&lt;br /&gt;a piacere si può aggiungere la buccia di 1/2 arancia e 1/2 limone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Preparazione&lt;/b&gt;:&lt;br /&gt;Versare in una ciotola tutti gli ingredienti tranne il miele e l&#039;uovo. Impastare fino al raggiungimento di un impasto bricioloso, aggiungere quindi il miele e l&#039;uovo e continuare ad impastare finché non si otterrà un composto liscio. &lt;i&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/Gingerbread.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 10px;&quot; height=&quot;183&quot; width=&quot;300&quot; /&gt;&lt;/i&gt;Conservare in frigorifero avvolto in pellicola per 1,5/2h.&lt;br /&gt;Stendere con il matterello una sfoglia di 5mm circa e ricavare le sagome a piacimento. Infornare a 180°C per 10-12 minuti.&lt;br /&gt;A me piace moltissimo la sagoma dell&#039;omino, ma quest&#039;anno mi sono dilettata, come è possibile apprezzare dalla foto quì sopra, con gli alberelli e le palline.&lt;br /&gt;Per il buchino, consiglio di infornare i biscotti con uno stuzzicadenti spezzato a tre.&lt;br /&gt;Per la decorazione ho usato cioccolato bianco sciolto a bagnomaria (mi raccomando il vapore! Il cioccolato potrebbe formare grumi) e poi ho colorato con colorante in gel per alimenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/albero-natale.gif&quot; style=&quot;float: left; margin: 5px;&quot; height=&quot;146&quot; width=&quot;122&quot; /&gt;Per rendere l&#039;albero più speciale si possono usare nastrini di raso colorati di rosso, oro, argento e/o di bianco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Buon Natale e mi raccomando, buon (sincero e coscienzioso) bilancio di fine anno&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
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 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/articoli">Articoli</category>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/argomenti-articoli/alimenti-qualit%C3%A0">Alimenti e qualità</category>
 <pubDate>Thu, 15 Dec 2011 11:00:02 +0100</pubDate>
 <dc:creator>TeresaCasacchia</dc:creator>
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 <title>Sana alimentazione: la memoria regola l&#039;appetito</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2011-11-21/sana-alimentazione-ricordo</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/sinapsi_100.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 5px;&quot; height=&quot;100&quot; width=&quot;100&quot; /&gt;Ci si chiede spesso se un approccio cognitivo-comportamentale riportato nella nostra vita di tutti i giorni possa realmente aiutarci. Ebbene, la risposta potrebbe risiedere nella ricerca condotta nel 2005 dall’Università di Birmingham e pubblicata su &lt;i&gt;Physiology &amp;amp; Behavior&lt;/i&gt;,&lt;!--break--&gt; secondo ricordare il cibo mangiato a pranzo può avere un effetto inibitorio sul desiderio di fare uno spuntino non programmato più tardi nel pomeriggio. Può sembrare strano che solo il pensiero di ciò che il nostro palato ha assaporato poco prima possa inibire la nostra voglia di “trasgredire”, ma proviamo a vedere come l’esperimento si è svolto.&lt;br /&gt;Lo studio si rifà a tre serie di esperimenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Primo esperimento&lt;/i&gt;: ci troviamo difronte due sottogruppi, il primo definito &lt;i&gt;lunch today&lt;/i&gt; e il secondo il &lt;i&gt;lunch yesterday&lt;/i&gt;. In pratica, i volontari venivano convocati nel &lt;i&gt;setting&lt;/i&gt; sperimentale ogni giorno dalle 14.30 alle 16.30 ed invitati a segnare su un foglio A4, scrivendo anche i minimi particolari, cosa avevano mangiato a pranzo. Ad un gruppo era stato chiesto di segnare il pranzo della giornata, all&#039;altro, quello del giorno prima. Subito dopo entrambi i gruppi compilavano un questionario in cui veniva valutata il loro livello di fame, sazietà, il loro umore e il loro desiderio/pulsione a mangiare ed infine venivano posti davanti a tre bidoni (A-B-C) contenenti pop corn con diverso grado di salinità. &lt;br /&gt;Mentre il compito esplicitamente detto ai partecipanti era quello di capire su una scala precedentemente determinata il grado di salinità dei tre gruppi di pop corn, ciò che osservavano i ricercatori era la quantità di pop corn ingerita prima di fermarsi. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Risultato 1&lt;/i&gt;: Gli studiosi notarono che i partecipanti appartenenti al &lt;i&gt;lunch today&lt;/i&gt; mangiavano meno pop corn rispetto al gruppo l&lt;i&gt;unch yesterday.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;A questo punto i ricercatori cercarono di comprendere se questo effetto inibitorio messo in atto dal gruppo &lt;i&gt;lunch today&lt;/i&gt; non dipendesse soltanto dalle atti&lt;img src=&quot;/files/images/memoria.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 10px;&quot; height=&quot;299&quot; width=&quot;300&quot; /&gt;tudini alimentari individuali. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Secondo esperimento&lt;/i&gt;: per comprendere quanti successo precedentemente, i ricercatori suddivisero le persone in ulteriori due gruppi a seconda del loro punteggio in &lt;i&gt;restraint scale&lt;/i&gt; e in una &lt;i&gt;disinhibition scale&lt;/i&gt;. Dal comportamento dei singoli, emerse che le attitudini alimentari individuali non influiscono sull’effetto inibitorio che può avere il ricordo del pasto, ma soltanto i partecipanti che hanno mostrato una bassa soglia di inibizione diminuiscono il loro introito dopo aver pensato al pasto consumato poche ore prima.&lt;i&gt;&lt;br /&gt;Risultato 2&lt;/i&gt;: solo chi ha un’alta tendenza alla disinibizione non trae alcun vantaggio dal pensare al pranzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Esperimento 3&lt;/i&gt;: L&#039;ultima parte dell&#039;esperimento è durato due giorni. Al campione veniva dato un pasto contenente 400 calorie e nel pomeriggio venivano presentati loro i tre bidoncini già proposti nel primo esperimento ma questa volta contenenti biscotti e non pop cors. Nel primo giorno i biscotti venivano presentati ad un’ora del pranzo nel secondo giorno questo avveniva dopo uno stop di tre ore. Divisi i partecipanti nuovamente in due gruppi venivano date ad un gruppo l’indicazione di scrivere cosa avevano mangiato durante il pranzo mentre il secondo gruppo doveva descrivere il tragitto fatto per raggiungere il campus. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Risultato 3&lt;/i&gt;: Anche qui è emerso che mangiavano meno biscotti coloro che facevano parte del gruppo che ricordava il pranzo. Aggiungendo ai dati precedentemente raccolti il fatto che questo effetto sia legato anche al tempo che intercorre tra pranzo e spuntino, infatti l’inibizione è più alta nel caso in cui passano tre ore rispetto a quanto passa un’ora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comprendo bene che le critiche e le repliche a questo studio, così come accade per tutti gli studi sperimentali, possano essere sicuramente tante, ma ciò non nega il volerlo presentare e discutere.  &lt;br /&gt;Il ricordo, fondamentale per tutti noi, gioca un ruolo importante in ogni aspetto della nostra vita, molte volte ci aiuta a scegliere cosa fare e cosa non fare in una determinata situazione, perché non dovrebbe allora avere la sua importanza e aiutare chi in questo momento sta intraprendendo un percorso di sana e corretta alimentazione?&lt;br /&gt;Ed ecco che, anche attraverso questo studio, si evidenzia chiaramente come il lavoro congiunto tra nutrizionista e psicologo, utilizzando un approccio cognitivo-comportamentale, possa giovare a chi sta decidendo di intraprendere un regime alimentare controllato che si mantenga stabile e costante nel tempo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Riferimenti &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Suzanne Higgs, Memory and its role in appetite regulation, Physiology &amp;amp; Behavior 85 (2005) 67 – 72.&lt;/p&gt;
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 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/articoli">Articoli</category>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/argomenti-articoli/psicologia">Psicologia</category>
 <pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:25:22 +0100</pubDate>
 <dc:creator>elvira orrico</dc:creator>
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 <title>La gravidanza nel terzo trimestre</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2011-11-06/gravidanza-nel-terzo-trimestre</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/pregnant-woman_100.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px; margin-top: 2px; margin-bottom: 2px;&quot; height=&quot;68&quot; width=&quot;100&quot; /&gt;Siamo giunti al terzo trimestre di questa meravigliosa opera: la gravidanza. Durante queste ultime settimane, dalla 29° alla 40° circa, si assiste ad una rapida evoluzione del feto. Il bambino, infatti, &lt;!-- pagebreak ---&gt; si muove e cresce sempre di più  fino a quando non ha più spazio per muoversi e rimane a testa in giù in attesa di nascere. La futura mamma, dal canto suo, vede il suo pancione diventare sempre più grande, avverte un po’ di stanchezza, mal di schiena, ma, soprattutto, cresce l’ansia per il lieto evento, che s verificherà intorno alla 40à settimana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La gestosi: cos’è e casa fare&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;In questo terzo capitolo affrontiamo un problema diffuso nel 7% dei casi nelle donne in gravidanza: la gestosi o preeclampsia.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;float:left;margin: 5px;&quot;&gt;
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// --&amp;gt;&lt;/script&gt;&lt;script type=&quot;text/javascript&quot; src=&quot;http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js&quot;&gt;&lt;/script&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Questa è una patologia che colpisce le gestanti nella seconda parte della gravidanza ed è caratterizzata essenzialmente da un aumento della pressione arteriosa (ipertensione), perdita di proteine (proteinuria) e gonfiore agli arti inferiori (edemi). Le cause di questa malattia non sono ancora ben note, ma sembrano più a rischio le donne sopra i 35 anni, le obese, le primipare, quelle in attesa di gemelli ( la gemellarità aumenta il rischio di gestosi di oltre 3 volte) e le donne che già prima delle gravidanza soffrivano di ipertensione, diabete o di problemi renali.&lt;br /&gt;Poiché la gestosi deriva da un alterazione a livello della placenta (organo  che assicura al feto nutrimento e ossigeno) ,è verosimile che le complicanze più frequenti sono la morte endo –uterina, ritardo nella crescita e rischio di parto pretermine. Quest’ultimo spesso viene indotto per prevenire gravi complicanze materne e fetali e anche per togliere il feto da un ambiente che potrebbe non essere più idoneo alla sua crescita e sopravvivenza.&lt;img src=&quot;/files/images/Pregnancy_3_200.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 10px;&quot; height=&quot;256&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Quando una donna è affetta da gestosi sicuramente deve adottare delle precauzioni che permettano di limitare e/o di scongiurare conseguenze più gravi come l’eclampsia, condizione patologica nella quale , oltre ad essere presente ipertensione, proteinuria ed edemi, riscontriamo crisi convulsive. Utile, quindi, il riposo a letto, l’uso di farmaci ad azione ipotensiva.&lt;br /&gt;E’ ovvio che  deve essere monitorata attentamente, rilevando ogni giorno la pressione arteriosa ed effettuando molto più spesso gli esami di laboratorio. Altrettanto frequente deve essere il monitoraggio ecografico e flussimetrico (ogni 2 – 4 settimane).&lt;br /&gt;A tutto ciò deve necessariamente accompagnarsi un attento controllo del peso corporeo, per cui la gestante deve seguire un regime dietetico ipolipidico e iposodico. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le ultime ricerche&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;A tal proposito  riporto uno studio, non privo di dubbi, frutto della collaborazione dei ricercatori americani e messicani pubblicato sul British Medical Journal. Secondo questo studio l’integrazione di un amminoacido, L- arginina con vitamine antiossidanti ( come vitamina &lt;img src=&quot;/files/images/pragnant_4_200.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 10px;&quot; height=&quot;344&quot; width=&quot;212&quot; /&gt;C;E, B6 e B12) ridurrebbe il rischio di ammalarsi di gestosi.&lt;br /&gt;Nello specifico 672 donne sono state divise in 3 gruppi:  al gruppo 1 è stato dato un integratore multivitaminico (Vit. C, E, B6, B12) ,al gruppo 2 è stato dato un integratore di l-arginina insieme al multivitaminico ,al terzo gruppo è stato dato un placebo (ovvero, al loro insaputa è stato dato un integratore che non conteneva in realtà nulla).&lt;br /&gt;I dati raccolti sono stati incoraggianti, mentre il 30% delle donne che avevano preso il placebo aveva manifestato sintomi di preeclampsia, il gruppo che si era sottoposta al mix di L-arginina e vitamine, aveva avuto solo il 13% di incidenza; il terzo gruppo che aveva a cui era stato dato solo il multivitaminico si era attestato intorno al 23% (dato poco significativo).&lt;br /&gt;Nonostante questi dati siano promettenti gli stessi ricercatori sono molto cauti nel dire che questa strategia possa funzionare davvero, in quanto la gestosi, come abbiamo visto, è una patologia molto complicata e soggetta a diverse variabili.&lt;br /&gt;Concludendo questa trilogia sulla gravidanza possiamo dire che, aldilà delle complicazioni a cui possiamo andare incontro durante questo periodo, affrontarla con gioia, serenità e un buon stile di vita è il modo migliore per mettere alla luce una creatura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
</description>
 <comments>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2011-11-06/gravidanza-nel-terzo-trimestre#comments</comments>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/articoli">Articoli</category>
 <pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:00:19 +0100</pubDate>
 <dc:creator>pasqualina capuano</dc:creator>
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 <title>Birra artigianale che passione!</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2011-09-12/birra-artigianale-che-passione</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/beer5_100.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px;&quot; height=&quot;75&quot; width=&quot;100&quot; /&gt;È recente l’articolo apparso sul quotidiano &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot;&gt;&lt;b&gt;Repubblica&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; dedicato al mondo delle birre artigianali in cui sono state esposte problematiche relative alla gestione e ai costi che un piccolo birrificio deve sostenere ma, soprattutto, &lt;!--break--&gt; quanto sia spietata la concorrenza con i colossi produttori di birra. &lt;br /&gt;Nel mondo brassicolo l’Italia è vista con interesse dall’estero perchè è ai primi posti per numero di microbirrifici assieme a Germania, Stati Uniti ed Inghilterra ed il fermento per questo mondo si sta amplificando grazie alla nascita di associazioni per la promozione e valorizzazione di questo prodotto. &lt;a target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Vuoi diventare nutrizionista?&quot; href=&quot;/corso-di-formazione-nutrizione-terapia-cognitivo-comportamentale&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/press/banner/corso_nutrizione_120x240.gif&quot; style=&quot;float: right; margin-top: 3px; margin-bottom: 3px; margin-left: 5px; margin-right: 5px;&quot; height=&quot;240&quot; width=&quot;120&quot; /&gt;&lt;/a&gt; I produttori lo pubblicizzano definendolo “artigianale” ma a livello legislativo questa parola non ha nessun significato poiché le categorie merceologiche previste dallo stato italiano sono cinque:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;Birra analcolica (max 1,2% alcool)&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Birra light (1,2%-3,5%)&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Birra &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Birra speciale&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Birra doppio malto&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;che si differenziano, le prime due, per contenuto alcolico mentre le altre per contenuto di zuccheri in 100g di mosto (grado saccarometrico o grado plato).&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;float:left;margin: 5px;&quot;&gt;
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&lt;p&gt;Secondo la legislazione (Legge n° 1354 del 1962 e smi) la birra è un prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica di ceppi di &lt;i&gt;Saccharomyces carlsbergensis&lt;/i&gt; o di &lt;i&gt;Saccharomyces cerevisiae&lt;/i&gt; di un mosto preparato con malto, anche torrefatto, di orzo o altri cereali,  amaricato con luppoli o suoi derivati o entrambi, ma non si fa mai menzione al termine &lt;i&gt;artigianale&lt;/i&gt; che diventa, per la legislazione italiana, un nome di fantasia e non una categoria merceologia a cui poter afferire. &lt;br /&gt;Un buco legislativo che non tutela i piccoli produttori che fanno dell’artigianalità del loro prodotto un punto di forza, un marchio di qualità. &lt;br /&gt;Si potrebbe tentare di capire cosa si intenda per artigianale: forse una birra non pastorizzata e non filtrata e che utilizzi ingredienti di prima qualità. Prendendo per buona questa definizione, si rientra nel problema che il termine artigianale forse dovrebbe essere relegato a piccoli numeri e non a grandi quantità, o il concetto può essere esteso anche a grandi produzioni? Non essendoci ufficialità e chiarezza, il termine può essere interpretato come meglio si crede.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Birre e normative&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La norma definisce anche gli ingredienti che possono essere utilizzati (in Italia la legge è molto restrittiva in fatto di additivi impiegabili, a differenza della Germania, che per quanto abbia ancora in vigore l’Editto della Purezza, permette l’utilizzo di &lt;img src=&quot;/files/images/beer7_300.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 10px;&quot; height=&quot;500&quot; width=&quot;170&quot; /&gt;additivi quali gli &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Alginati&quot;&gt;alginati &lt;/a&gt;per stabilizzare e quindi rendere più persistente la schiuma). Dietro però gli ingredienti si cela una storia che risale a secoli prima di Cristo che nel corso delle ere ha permesso il miglioramento di quello che, come tutte le grandi scoperte, risultava essere un errore o difetto di lavorazione. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/beer6_200.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 10px;&quot; height=&quot;428&quot; width=&quot;300&quot; /&gt;La storia della birra si perde nei tempi, le prime tracce risalgono all’era degli assiro-babilonesi, dove ci sono le prime testimonianze addirittura nel &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_di_Hammurabi&quot;&gt;codice Hammurabi&lt;/a&gt; che ne regolamentava la produzione e lo spaccio, ma la sua produzione ha avuto un “salto di qualità” solo nel MedioEvo ad opera di monaci di vari ordini monastici che ne hanno perfezionato la produzione fino ai giorni nostri, tanto che le &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Birra_trappista&quot;&gt;birre Trappiste &lt;/a&gt;sono ancora molto apprezzate. I monaci hanno fatto di necessità virtù, perché l’unico “alimento” consentito durante i digiuni imposti dall’Ordine era la birra, definita pane liquido, in quanto corposa, piena di nutrienti perché composta degli stessi ingredienti del pane. Ma del suo apporto nutrizionale ne parleremo poi… segue  poi l’editto sulla purezza del 1542 in Germania che costrinse i produttori ad utilizzare solo orzo, lieviti e luppolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;!--pagebreak--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Classificazioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Gli stili birrai si dividono in tre macrofamiglie: quella della fermentazione alta, della bassa e della spontanea.&lt;br /&gt;La differenza risiede nell’utilizzo di ceppi di lieviti diversi che lavorano in diverse condizioni di temperatura.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;La bassa fermentazione, che rappresenta circa il 90% della produzione mondiale, utilizza ceppi di &lt;i&gt;Saccharomyces carlsbergensis&lt;/i&gt;,&lt;img src=&quot;/files/images/saccharomyces_carlsb.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 5px;&quot; height=&quot;143&quot; width=&quot;250&quot; /&gt; e viene definita così perché i range di temperatura ottimali per la fermentazione da parte dei microrganismi si attestano sui 10°-12° c.a e i lieviti durante il processo tendono a precipitare e formare agglomerati sul fondo dei silos di fermentazione (fino poi alla loro autolisi, quando formano un deposito sul fondo del contenitore).&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;L’alta fermentazione, che rappresenta una piccola nicchia di mercato &lt;img src=&quot;/files/images/saccharomyces_cerevisiae.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px;&quot; height=&quot;173&quot; width=&quot;300&quot; /&gt;ma probabilmente la più interessante, utilizza ceppi diversi-&lt;i&gt; Saccharomyces cerevisiae&lt;/i&gt;- che lavorano a temperature leggermente differenti dai primi lieviti perché il loro range ottimale si aggira sui 18°-20° C. Durante la fermentazione flocculano verso la superficie dei tank fino a precipitare sul fondo alla loro morte. &lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;L’ultima famiglia è quella delle birre a fermentazione spontanea o mista (nel caso sia “indotta”) e rappresenta il filo di congiunzione naturale tra il vino e la birra, in quanto i microrganismi utilizzati sono lieviti e batteri lattici (pediococchi e lattobacilli), responsabili del gusto acidulo e dei sentori che richiamano l’acetico ed il citrico nelle birre ottenute. Al palato sono birre un po’ estreme ma regalano piacevoli sensazioni soprattutto nella persistenza finale.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;In queste tre macrofamiglie rientrano molti stili, ripresi in alcuni casi (molti birrifici statunitensi stanno reinterpretando molti stili europei in disuso) di cui ne parleremo un po’ alla volta, tentando anche un possibile abbinamento birra-cibo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prosit!&lt;/p&gt;
</description>
 <comments>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2011-09-12/birra-artigianale-che-passione#comments</comments>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/articoli">Articoli</category>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/argomenti-articoli/alimenti-qualit%C3%A0">Alimenti e qualità</category>
 <pubDate>Mon, 12 Sep 2011 21:48:45 +0200</pubDate>
 <dc:creator>Filomena_DAvino</dc:creator>
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</item>
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 <title>Esercizio fisico in vacanza</title>
 <link>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2011-08-03/esercizio-fisico-vacanza</link>
 <description>&lt;!--paging_filter--&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/files/images/esercizio.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 5px;&quot; height=&quot;100&quot; width=&quot;171&quot; /&gt;Ci troviamo ormai in piena estate e per molti questo periodo si traduce come tempo trascorso al mare, in montagna, in campagna, nonché in strutture turistiche che offrono la pratica di svariate attività &lt;!--break--&gt; sportive.&lt;br /&gt;La maggior parte di coloro che decidono di staccare la spina dalla vita quotidiana, è soggetta principalmente a due tipi di tentazioni e spesso si rivolge al personal trainer o istruttore per chiedere consigli in merito.&lt;br /&gt;La prima tentazione, molto frequente, a cui è soggetto chi va in vacanza è quella di voler interrompere totalmente la pratica di esercizio fisico durante questo periodo e si domanda se appunto adottare questa scelta possa comportare può comportare delle conseguenze negative sul proprio livello di allenamento e sul proprio stato di salute.&lt;/p&gt;
&lt;div style=&quot;float:left;margin: 5px;&quot;&gt;
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&lt;p&gt;La seconda tentazione, anch&#039;essa molto frequente, a cui è soggetto chi va in vacanza, è quella di provare – praticare in questo periodo la totalità delle attività/eventi che ha a disposizione nel suo pacchetto vacanze e si domanda se tutto questo potrà in seguito portare conseguenze negative sull&#039;esito della sua vacanza e sullo stato di benessere al suo rientro.&lt;br /&gt;Partiamo dall&#039;analizzare il primo quesito (formulato quasi sempre da soggetti che durante l&#039;anno svolgono uno stile di vita molto attivo). In effetti, l&#039;interruzione totale della pratica di esercizio fisico o sport rappresenta l&#039;esistenza del potenziale rischio di andare incontro a &lt;i&gt;detraining&lt;/i&gt; (de-allenamento).&lt;br /&gt;Per &lt;i&gt;detraining&lt;/i&gt; si definisce la perdita degli adattamenti positivi (miglioramenti) indotti dall&#039;allenamento, tale perdita coinvolge sia l&#039;aspetto metabolico sia l&#039;aspetto prestazionale e può interessare qualsiasi soggetto indipendentemente dal proprio livello di fitness (forma fisica). C&#039;è da dire però che, naturalmente esiste una correlazione inversa tra il tempo dedicato all&#039;allenamento e l&#039;instaurarsi del &lt;i&gt;detraining&lt;/i&gt;. &lt;img src=&quot;/files/images/yoga.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 10px;&quot; height=&quot;200&quot; width=&quot;261&quot; /&gt;Infatti, mentre gli effetti indotti dagli &#039;allenamenti di lunghi periodi cominciano a perdersi dopo circa tre settimane dall&#039;&#039;interruzione per poi annullarsi del tutto dopo circa 12 settimane, gli effetti indotti dagli allenamenti di pochi mesi cominciano a perdersi, già dopo la prima settimana per esaurirsi del tutto, in alcuni casi anche nella seconda settimana dall&#039;interruzione.&lt;br /&gt;I principali effetti del &lt;i&gt;detraining&lt;/i&gt; sono la riduzione della capacità aerobica e della massima potenza aerobica, la riduzione della concentrazione di enzimi deputati all&#039;ossidazione di lipidi e carboidrati e la riduzione progressiva dei capillari a livello muscolare.&lt;br /&gt;Dunque da tutto ciò si evince che “l&#039;allenamento” non dovrebbe mai andare del tutto in vacanza. E&#039; però altrettanto comprensibile che dopo lunghissimo periodo di stress fisico e mentale vi sia la necessità di concedersi un minimo periodo di rilassamento al fine di &#039;ricaricare&#039;, come abitualmente si dice, le batterie. &lt;br /&gt;La soluzione, quindi, viene suggerita da quello che i tecnici chiamano &quot;mantenimento&quot;, cioè, è possibile mantenere intatti gli effetti ottenuti con l&#039;allenamento, purché ci si continui ad allenare regolarmente anche se con frequenze ed intensità ridotte durante il periodo delle vacanze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Giungiamo al secondo quesito, in questo caso inutile dirlo, bisogna sempre considerare lo stile di vita condotto durante l&#039;anno, infatti, con uno stile di vita molto attivo e vissuto intensamente dal punto di vista di attività fisiche svolte è possibile praticare senza alcune controindicazione tutto ciò che si preferisce durante la vacanza.&lt;br /&gt;Molto problematica è invece la situazione di chi durante l&#039;anno, prima della vacanza, ha condotto uno stile di vita prettamente sedentario in quanto praticare svariate attività comporta fornire all&#039;organismo stimoli sia in eccesso (in genere si tende a concentrare tutto nell&#039;arco di 7-15 giorni), sia di intensità eccessiva &lt;img src=&quot;/files/images/esercizi.jpg&quot; style=&quot;float: right; margin: 10px;&quot; height=&quot;250&quot; width=&quot;377&quot; /&gt;(in effetti gli stimoli sono normali ma a causa dello scarso allenamento possono risultare devastanti). &lt;br /&gt;Il tutto può condizionare la vacanza o il rientro in quanto può comparire costante sensazione di stanchezza e dolori muscolari acuti.&lt;br /&gt;Il consiglio in questo caso è quello di effettuare una classificazione delle varie attività tra quelle definite &quot;ad alto impatto&quot; e quelle definite &quot;a basso impatto&quot; sull&#039;organismo e preferìbilmente cercare di evitare evitare la pratica delle prime, inoltre fare una selezione tra tutte quelle proposte scegliendo solo quelle di maggiore interesse e con maggiore affinità al proprio livello di forma fisica.&lt;br /&gt;Per concludere praticare le attività sempre  in maniera molto graduale da un giorno all&#039;altro, un po&#039; come avviene quando ci si iscrive per la prima volta in palestra.&lt;br /&gt;Questi due semplici consigli, per molti scontati, vi permetteranno di poter andare in vacanza senza il rischio di perdere i benefici acquisiti con tanto sudore e sacrificio durante l&#039;anno nonché di potervi divertire in maniera sicura e senza complicazioni.&lt;br /&gt;Non mi resta che augurarvi buone vacanze!!!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Riferimenti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Colliander et all. Act. Physio. Sca.1992&lt;br /&gt;Hakkinen J.Apll.Physiol.1999&lt;/p&gt;
</description>
 <comments>http://www.nutrizioneumana.it/articoli/2011-08-03/esercizio-fisico-vacanza#comments</comments>
 <category domain="http://www.nutrizioneumana.it/articoli">Articoli</category>
 <pubDate>Wed, 03 Aug 2011 15:43:41 +0200</pubDate>
 <dc:creator>GiovanniAriete</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">497 at http://www.nutrizioneumana.it</guid>
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