Che troppo sale faccia male non è una novità.
Tutti sanno che consumarne troppo non solo porta ad un aumento della pressione sanguigna, ma aumenta la ritenzione idrica e quindi favorisce l’incremento del tanto odiato inestetismo femminile, la pelle a buccia d’arancia.
Della riduzione dell’apporto di sodio se ne è persino occupato, qualche anno fa, il Ministero della Salute, sottoscrivendo uno specifico Protocollo di Intesa con le diverse Associazioni (Assipan-Confcommercio, Assopanificatori Fiesa Confesercenti, Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari Industriale) per la graduale riduzione del quantitativo di sale nel pane, re della tavola italiana.

Purtroppo, forse colpa delle campagne pubblicitarie insufficienti se non del tutto inesistenti, sembra che il problema legato al consumo inadeguato di sale non sia affatto cambiato. Anzi, il consumo di cibi ricchi di sodio sembra aumentare a vista d’occhio anche in virtù del crescente mercato dei fast food e dei piatti consumati velocemente nella pausa pranzo.

Il sale
Contiene sodio, un minerale indispensabile per il corretto funzionamento dell’organismo umano.

Perché il sodio non va eliminato dalla dieta
Il sodio è essenziale per una miriade di processi biologici: dal controllo del bilancio idrico, alla regolazione della pressione sanguigna, all’assorbimento di glucosio e aminoacidi.

Per tale ragione, un insufficiente consumo di sale, potrebbe portare ad uno squilibrio elettrolitico anche a carico di altri minerali (potassio, calcio, cloro e bicarbonato) assolutamente indispensabili, cui consegue un alterato funzionamento dell’organismo. Le prime disfunzioni a comparire, in seguito a carenza di sodio (iponatremia), avvengono a livello neurologico per un rigonfiamento delle cellule cerebrali cui scaturisce uno stato confusionale, stuporoso e in casi più gravi addirittura comatoso. Si parla di iponatremia quando il contenuto plasmatico di sodio scende al di sotto di 135 mEq/l.

Danni da eccesso di eccesso di sodio
Troppo sodio nella dieta può portare, invece, in soggetti predisposti, all’insorgenza di ipertensione. L’aumento della pressione sanguigna è al momento uno dei più alti fattori di rischio per malattie cardiovascolari. Quasi 1 miliardo di adulti in tutto il mondo soffrono di questa patologia, e, il 17-30% dei casi pare essere attribuito ad un consumo eccessivo di sodio.

Il sodio e la ritenzione idrica
Quando il contenuto di sodio è alto, l’organismo, per ‘diluirlo’ trattiene gran parte dell’acqua che beviamo. Fenomeno che aumenta anche durante il periodo premestruale quando, il calo di progersterone contribuisce a trattenere ulteriore acqua. La soluzione migliore, seppur paradossale, è proprio quella di bere molta acqua, così da ‘ripulire’ l’organismo dagli eccessi di sodio.

Livelli raccomandati di sodio
Il contenuto di sodio nella dieta è misurato in milligrammi (mg). Il sale da cucina è costituito dal 40% di sodio, per cui, 1 cucchiaino di sale da tavola contiene circa 2.300 mg di sodio.
Nel capitolo 8 della Dietary Guidelines del 2005 si raccomanda che gli adulti in buona salute limitino l’apporto di sodio a 2.300 mg al giorno, mentre gli individui che soffrono di ipertensione, non dovrebbero consumarne più di 1.500 mg al giorno. I soggetti che soffrono di insufficienza cardiaca congestizia, cirrosi epatica, malattie renali dovrebbero consumarne ancora di meno.

Tuttavia, non esistono specifiche raccomandazioni per i neonati, bambini e adolescenti, tranne che in Canada, dove esistono raccomandazioni per due diverse fasce d’età: 1.000 mg di sodio al giorno per le i bambini di età compresa tra 1 e i 3 anni, e 1.500 mg/die per i soggetti compresi tra 9 e 50 anni.

Quindi, affinché il consumo di sale, si mantenga ai livelli di assunzione raccomandati, un adulto non dovrebbe consumare più di un cucchiaino di sale al giorno ed un bambino, non più di mezzo cucchiaino.

Alimenti ricchi di sodio
Non dimentichiamo però che, la maggior parte degli alimenti conservati contengono considerevoli quantità di sodio il che, rende difficile monitorarne il consumo.

Il sodio viene aggiunto come conservante ma anche come insaporitore (E600 – E699). Tra questi, il sodio è reperibile nel glutammato monosodico, nel nitrito di sodio, nella saccarina sodica, nel bicarbonato di sodio. Condimenti, dadi da brodo, salumi, carni conservate, sughi pronti, risi pronti, primi e secondi piatti pronti, zuppe surgelate o in scatola, prodotti da fast food hanno generalmente un elevato contenuto di sodio.

Monitorare il consumo di sodio è difficile proprio perché gli alimenti preparati ne nascondono elevate quantità, ma non dimentichiamo che sono diversi gli alimenti che ne contengono naturalmente: latte, bietole, sedano, fichi secchi, olive nere, acqua potabile…

 

E’ consigliabile quindi, limitare l’aggiunta di sale nelle pietanze preparate a casa, e di sostituirlo, magari con aromi e spezie.

 

Referenze
Jacqueline L Webster, Elizabeth K Dunford, and Bruce C Neal. A systematic survey of the sodium contents of processed foods. American Journal of Clinical Nutrition, 2010; 91 (2): 413;

Sonia Y Angell. Emerging opportunities for monitoring the nutritional content of processed foods. American Journal of Clinical Nutrition, 2010; 91 (2): 298;

U.S. Department of Health and Human Services (HSS) and U.S. Department of Agriculture (USDA). Dietary Guidelines for Americans — 2005. Chapter 8: Sodium and Potassium. Accessed June 23, 2008;

Sailesh Mohan, Norm R.C. Campbell, Kevin Willis. Effective population-wide public health interventions to promote sodium reduction. Canadian Medical Association Journal, 2009;

Missouris CG, Cappuccio FP, Markandu ND, MacGregor GA. Diuretics and oedema: how to avoid rebound sodium retention. Lancet. 1992;339:1546.

 

 

 

 

Articolo pubblicato su “Il Meridione by ATC – Libero Giornale Quotidiano